VIOLENZE NEL CENTRO ANZIANI A LATINA, CONDANNATA A 2 ANNI LA COORDINATRICE: DOVRÀ FARE UN PERCORSO DI RECUPERO

Maltrattamenti e umiliazioni dentro la struttura per anziani: si è concluso il processo a carico della 53enne Lucia Simeoni

Si è svolta davanti al III collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Mario La Rosa, l’ultima udienza che vede sul banco degli imputati la 53enne Lucia Simeoni, difesa dall’avvocato Paolo Angeloni e accusata di maltrattamenti ai danni di diversi anziani ospiti di una casa di riposo di Latina. Rigettata la richiesta di patteggiamento, il processo è iniziato a maggio 2024.

Oggi, 25 giugno, il pubblico ministero Luigia Spinelli, nel descrivere l’imputata come una persona che in alcune circostanze ha ingiuriato e anche usato violenza, ha chiesto la pena di 2 anni di reclusione, con la concessione delle attenuanti generiche. Tra gli episodi citati, anche quello in cui l’imputata avrebbe trascinato un anziano.

Nella sua arringa difensiva, l’avvocato Angeloni, chiedendo l’assoluzione, ha evidenziato che in alcuni episodi contestati vi sarebbero stati anche gli assistenti sociali i quali non hanno ravvisato niente di inidoneo. L’unico elemento di violenza, secondo la difesa, si sarebbe verificato nei confronti di un’anziana la quale, però, avrebbe considerato Simeoni come una figlia. Se i maltrattamenti fossero stati abituali – ha motivato la difesa – perché nessuno se ne è accorto tra i famigliari delle vittime?

Al termine della camera di consiglio, il Tribunale ha condannato Simeoni a 2 anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena e disponendo un percorso di recupero. La sentenza sarà pubblica tra 90 giorni.

Nel corso dell’istruttoria durata circa due anni, a parlare anche due colleghe dell’imputata all’interno della struttura per anziani. La prima testimone avva confermato di come la 53enne insultava i pazienti: “Chiamava maiale uno di loro e gli ha sputato anche nel piatto“. La medesima testimone aveva assistito a questo gesto ma non aveva segnalato all’epoca “perché avevo paura”.

La seconda collega interrogata dall’avvocato difensore di Simeoni aveva negato di aver mai assistito a maltrattamenti fisici contro i pazienti. Anche questa testimone aveva ammesso di aver sentito e visto Simeoni insultare il paziente e di aver sputato nel piatto dove mangiava. “Io non ho visto questo sputo e non ho segnalato perché ho capito solo ciò che era successo. Tramite le parole del paziente, abbiamo capito che aveva sputato nel piatto. Io in quel momento ero in cucina ed è stato il paziente a riferirlo”. Secondo quanto emerso da queste due testimonianze, le offese sarebbero state rivolte solo a questo paziente, chiamato, per l’appunto, “maiale”.

Ad essere escussi, ad aprile 2025, anche altri testimoni, tra cui uno degli investigatori della Guardia di Finanza che aveva eseguito le indagini e che, in aula, aveva spiegato i dettagli della stessa. Ad essere escusse anche due ex colleghe di Simeoni all’interno della struttura per anziani a Latina. Una di loro, peraltro, è la denunciate, ossia la donna da cui è partita la denuncia alla Guardia di Finanza che, poi, ha intrapreso le indagini. Entrambi le dipendenti sono state ascoltate come testimoni oculari delle azioni messe in atto dall’imputata nei confronti degli anziani.

L’INDAGINE – La donna deve rispondere di maltrattamenti contro gli anziani della struttura che gestiva alle porte di Latina e, poi, in Via dei Volsci, in una zona centrale del capoluogo. Diversi gli episodi contestati dai militari della Guardia di Finanza di Latina che hanno portato avanti l’indagine iniziata nel 2022 dopo la denuncia interna alla comunità alloggio per anziani da parte di ex dipendenti. Dentro la casa per anziani, accadeva un po’ di tutto stando all’inchiesta dei finanzieri.

I maltrattamenti sarebbero stati anche di natura fisica, con particolari agghiaccianti tipo gli sputi della donna nel piatto di un anziano che avrebbe dovuto mangiare di lì a breve. La pressione esercitata dalla donna ha determinato negli ospiti un clima di soggezione psicologica, così come raccontato anche da alcuni ex dipendenti della struttura.

Un clima che viene definito un vero e proprio “sistema di maltrattamenti fisici e psichici”, tanto da “cagionare sofferenze e umiliazioni”. E ancora insulti e comportamenti maneschi come afferrare gli anziani dal collo e percuoterli nel caso qualcosa non fosse andata come voleva la 53enne. Oltreché alla donna, sono state denunciate altre persone che lavoravano nella struttura.

“I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Latina, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, – si leggeva in una nota ufficiale della Guardia di Finanza – hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare personale emessa dal G.I.P. del Tribunale di Latina, nei confronti di una persona ritenuta responsabile del reato, nella forma aggravata, di maltrattamenti ai danni dei fragili ospiti, per i quali le famiglie d’origine pagavano in media una retta mensile di circa 1.000/1.500 euro

L’operazione, denominata “Senex”, trae origine da un’attività informativa svolta sul territorio condotta dai Finanzieri del Gruppo di Latina, nei confronti di una struttura socio-assistenziale (gestita da una società pontina), che ha permesso di portare alla luce allarmanti episodi di maltrattamento, fisico e psicologico, ai danni degli anziani ospiti della struttura residenziale.

In particolare, l’attività investigativa condotta dal Gruppo di Latina ha consentito di acquisire elementi probatori a carico della responsabile e coordinatrice dei servizi socio assistenziali erogati all’interno della struttura, per la quale è stato ipotizzato – fatta salva la presunzione di innocenza nei confronti dell’indagata sino alla conclusione definitiva dell’iter processuale – il reato di maltrattamenti, aggravato dalla circostanza dell’aver commesso il fatto in danno di persone ospitate presso strutture socioassistenziali, attraverso l’utilizzo reiterato di metodi di vessazione fisica e psicologica, nei confronti degli anziani ivi ricoverati, costretti a vivere in uno stato di costante soggezione e paura, oltre che di disagio psico-fisico.

Nell’arco delle indagini, sarebbero state infatti ricostruite numerose condotte di maltrattamento poste in essere in danno degli anziani ospiti della struttura, persone psicologicamente fragili, disabili ed indifese, costrette a regime di vita vessatorio e mortificante, oggetto di continue ingiurie e minacce, nonché di violenze fisiche (schiaffi, spinte, strattonamenti, etc.) e verbali, con offese ed insulti.

Le investigazioni svolte, infatti, hanno consentito di raccogliere e ricostruire elementi probatori in ordine a gravi comportamenti, come ad esempio la somministrazione di farmaci in modo superficiale e non aderente alla corretta terapia, invertendo talvolta i programmi terapeutici, al fine di tacitare i degenti, oppure la minaccia di essere legati e strattonati al fine di far cessare le lamentele, o ancora, il disinteresse per le richieste di soddisfacimento di bisogni primari ed essenziali, quali l’alimentazione, la necessità di essere lavati o di usufruire dei servizi igienici”.

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