Federlazio ha diffuso i risultati della sua consueta indagine congiunturale, realizzata nel mese di maggio 2026 su un campione di 500 PMI del Lazio, integrata da un monitoraggio sull’impatto dell’escalation militare in Iran per valutare gli effetti delle tensioni geopolitiche sulle attività e le prospettive delle aziende della regione e con particolare attenzione agli aspetti riguardanti i mercati energetici e le catene di fornitura.
Hanno partecipato alla presentazione dell’indagine, svoltasi presso la Camera di Commercio di Roma, il Presidente, Alessandro Sbordoni e il Direttore Generale della Federlazio, Luciano Mocci; il Capo Divisione Analisi e ricerca economica territoriale sede di Roma, Banca d’Italia, Marco Gallo; il Presidente della Camera di Commercio di Roma, Lorenzo Tagliavanti; l’Assessore alle Attività Produttive di Roma Capitale, Monica Lucarelli; la Vicepresidente e Assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, Roberta Angelilli.
Contesto economico nazionale e regionale
Dopo una crescita del PIL italiano dello 0,5% nel 2025, i dati del primo trimestre 2026 confermano un trend leggermente superiore con una stima su base annua del +0,7%.
La produzione industriale, dopo un lungo periodo di contrazione, in questa prima parte dell’anno mostra segnali di vitalità (+0,4%).
L’occupazione cresce nel 2025 del +0,4%, con una variazione (aprile 2025/2026) di +1,1 occupati. L’export segna un +3,3%, con una variazione tendenziale (primo trimestre 2025/2026) dello +1,3% secondo le ultime rilevazioni pubblicate pochi giorni fa dall’Istat.
Nel Lazio, si registrano dati migliori rispetto al contesto nazionale: nel 2025 il PIL, secondo il report di Banca d’Italia è cresciuto dello 0,6%, un valore superiore alla media nazionale; a fronte di un contesto generale caratterizzato da continui fattori di incertezza, il tessuto imprenditoriale regionale conferma comunque la sua vitalità: nel 2025 il numero di imprese attive è cresciuto del 2,07% (con Roma al +2,54%), il tasso più alto in Italia.
L’occupazione, sempre nello scorso anno, cresce del +0,6%, con +15.000 occupati.
Anche l’export regionale nel 2025 ha registrato una performance positiva (+9,6%) e migliore rispetto al dato nazionale del 3,3%, soprattutto grazie al settore farmaceutico che rappresenta da solo il 50% dell’intero totale. Va qui però considerato che, secondo le ultime rilevazioni pubblicate dall’Istat, nel primo trimestre di quest’anno il valore delle esportazioni regionali si è contratto dell’11,4%. Tale circostanza può essere ascritta agli effetti derivanti dalle turbolenze e tensioni geopolitiche di questi mesi.
L’indagine Federlazio
L’analisi del consuntivo 2025 restituisce l’immagine di un sistema impegnato in una “difesa attiva“. Il 40,9% delle imprese ha registrato un aumento del fatturato, mentre il 29,6% ha subito una contrazione.
Tuttavia, emergono segnali di logoramento nel settore manifatturiero (37,1% di PMI che hanno registrato contrazione del fatturato) e, soprattutto, nei trasporti e logistica (52,5% in calo), colpiti dall’instabilità delle rotte e dal caro carburanti.
Sul fronte dell’occupazione, il 25% delle PMI ha incrementato gli addetti, ma la difficoltà di reperimento della manodopera è ormai cronica e riguarda il 53% delle imprese, con punte del 76,5% per gli operai specializzati.
Nonostante l’incertezza generale, la propensione all’investimento resta alta: il 67,1% delle aziende ha investito nel 2025, privilegiando la formazione (43%), la digitalizzazione (15,8%) e la cybersecurity (15,2%).
Tra i principali fattori di criticità che hanno colpito negativamente le imprese nel 2025 si segnalano:
incremento dei prezzi di materie prime e semilavorati (66,9%);
aumento dei costi energetici (65,1%);
inflazione (54,3%);
difficoltà derivanti dai conflitti internazionali (47,3%, dato triplicato in un anno).
Approfondimento sull’impatto della guerra in Iran
L’evento bellico iraniano ha prodotto una scossa profonda nelle percezioni imprenditoriali. Dal confronto tra i dati di inizio marzo e quelli di maggio 2026 emerge che:
la quota di imprese che subisce effetti negativi giudicati di medio-lungo periodo è esplosa, passando dal 4,2% al 27,2%;
il settore dei trasporti e logistica è il più colpito (87% di imprese che si attendono impatti di lunga durata sulle proprie attività), seguito dalla manifattura (37,7%);
il 14% degli imprenditori (rispetto al 4% di marzo) teme ora contraccolpi tali da mettere a rischio l’intera attività aziendale;
iI 34% delle imprese prevede di riuscire a mantenersi in equilibrio solo attraverso una “resilienza forzata“.
Prospettive per il 2026
Le aspettative per l’anno in corso sono improntate a un’estrema cautela. Il 34,4% degli imprenditori prevede un arretramento del fatturato, a fronte di un 27,2% che spera in un incremento.
In particolare, a fronte di un mercato pubblico stabile, le PMI prevedono una contrazione per il mercato estero (saldo -6%) e per il mercato interno (saldo -12%).
Sul fronte occupazionale prevale la stabilità, il 52,2% degli intervistati ipotizza un mantenimento degli attuali livelli occupazionali.
Emerge però un forte interesse per l’Intelligenza Artificiale: il 48% esprime un giudizio favorevole e il 35% delle PMI ha già pianificato o sta realizzando investimenti in questo ambito.
Triplicati in un anno anche gli investimenti in efficienza energetica (dall’3,8% all’11,4%) come strategia di risposta ai rincari.
Le priorità di intervento indicate dalle PMI
Per evitare che l’attuale fase di erosione industriale diventi irreversibile, gli imprenditori del Lazio hanno indicato con chiarezza le misure necessarie per sostenere il sistema produttivo:
sostegno strutturale per i costi energetici, è considerata la priorità assoluta, le imprese chiedono non più interventi “una tantum“, ma meccanismi strutturali di sterilizzazione della volatilità dei prezzi;
efficienza energetica, agevolazioni per investimenti in risparmio energetico e decarbonizzazione;
politiche attive del lavoro e formazione, viene richiesto un forte potenziamento della formazione per allineare le competenze dei lavoratori alle reali necessità tecnologiche delle filiere;
incentivazione alla digitalizzazione avanzata, sostegno mirato all’adozione dell’Intelligenza Artificiale (già pianificata dal 35% del campione) e della cybersecurity per garantire la continuità operativa;
accesso al credito, potenziamento degli strumenti di finanziamento innovativi, considerando che attualmente le imprese si affidano quasi esclusivamente su risorse proprie.
Dichiarazione del Presidente Federlazio, Alessandro Sbordoni:
“Il sistema produttivo del Lazio sta navigando in una fase di ‘crescita fragile’, dove l’instabilità geopolitica non è più una variabile temporanea ma un vincolo strutturale. L’escalation militare in Iran di fine febbraio 2026 ha prodotto uno shock violento sul lato dell’offerta energetica, proiettando il Brent oltre i 120 dollari e riaccendendo una fiammata inflattiva proprio mentre il ciclo dei prezzi sembrava stabilizzarsi.
Le nostre imprese, dimostrano una resilienza straordinaria, ma i segnali di logoramento, in particolare tra quelle manifatturiere e della logistica, sono evidenti: per la prima volta le PMI registrano un brusco arretramento dei ricavi sull’export, virato in territorio negativo dopo i buoni risultati degli scori anni. Siamo di fronte a un rischio di ‘erosione industriale’ in cui i periodi di contrazione non vengono compensati dalle fasi di ripresa.
È quindi vitale che le istituzioni passino da interventi ‘una tantum’ a meccanismi strutturali di sterilizzazione della volatilità dei prezzi energetici. Senza un’azione coordinata per salvaguardare il patrimonio di competenze e tecnologie delle nostre aziende, il rischio di un indebolimento strutturale dell’economia regionale diventa concreto, con effetti negativi sull’intero mercato del lavoro e sul tessuto sociale.”
“Da quanto emerge dall’indagine il cuore del nostro sistema produttivo resta vitale: nonostante un leggero calo rispetto al 2025, nei primi mesi dell’anno la maggior parte delle imprese continua ad investire dimostrando una straordinaria capacità di adattamento e rilancio.
Questa spinta si proietta verso il futuro, con una forte accelerazione sull’Intelligenza Artificiale, con investimenti già realizzati o pianificati dal 35% delle PMI, e contestualmente sulla cybersecurity previsti dal 20%.
Tuttavia, questa propensione all’innovazione è frenata da due ostacoli critici: la difficoltà cronica di reperimento di manodopera, riscontrata da oltre il 50% degli imprenditori, in maniera particolare per le figure specializzate, e da un sistema creditizio che pur incrementando i prestiti, privilegia soprattutto le imprese di maggiore dimensione.
Per trasformare questa capacità di adattamento e rilancio in forza competitiva è imprescindibile semplificare l’accesso al credito e ripensare le politiche attive del lavoro, allineando finalmente i percorsi formativi alle reali necessità tecnologiche delle filiere regionali“. Così dchDichiarazione del Direttore Generale, Luciano Mocci:
