PORTO COMMERCIALE DI GAETA, LE PROPOSTE DELLE ASSOCIAZIONI CIVICHE

Le considerazioni e le proposte delle Associazioni civiche del sud pontino per il porto commerciale di Gaeta

Fronte del porto è il titolo di un film del regista Elia Kazan del 1954. Mai titolo fu più azzeccato per parlare del porto commerciale di Gaeta, perché lo scalo è tornato sotto i riflettori in queste settimane per una serie di circostanze che proviamo a sintetizzare, aggiungendo qualche considerazione.

  1. È in corso una maxi privatizzazione (rectius concessione) dei piazzali che, se definita secondo l’orientamento dell’Autorità di Sistema, equivarrebbe a creare condizioni di monopolio nelle aree portuali e un impatto devastante sul paesaggio costiero e sulla vicina spiaggia di Vindicio.
  2. È stato acceso un faro dalla Capitaneria sullo sbarco del petcoke, sottoprodotto della raffinazione del petrolio, che non sempre è stato esente da sversamenti delle polveri in mare e sulle banchine, come eloquentemente mostrato da un video, divenuto virale, e da documentazione fotografica.

Ma andiamo con ordine. I porti sono infrastrutture nelle quali la concorrenza tra operatori costituisce uno strumento fondamentale per garantire l’efficienza dei servizi, il contenimento dei costi logistici, l’innovazione tecnologica, l’attrazione di nuovi traffici commerciali, la tutela degli utenti e delle imprese che utilizzano il porto. Se un unico soggetto acquisisce il controllo della maggior parte delle aree operative disponibili, si determina una situazione di posizione dominante (termine caro alla UE), i cui effetti negativi possono essere:

  • limitazione dell’accesso al mercato per nuovi operatori; 
  • riduzione degli investimenti innovativi dovuta all’assenza di concorrenza; 
  • minore flessibilità nella pianificazione futura del porto; 
  • minore libertà di scelta per armatori e operatori logistici; 
  • dipendenza del porto dalle strategie di un singolo concessionario. 

La valorizzazione del porto di Gaeta dovrebbe essere poi vista a 360°, includendo come criteri direttori non soltanto l’incremento dei traffici marittimi, l’impatto occupazionale e gli investimenti ma anche la sostenibilità ambientale dei progetti e gli effetti al contorno, quali, per esempio, il riverbero sulla rete di trasporto disponibile. Si ha l’impressione che si continui a ragionare come se esistessero confini fisici, che invece il mare nega: quello che fronteggia il porto è lo stesso mare sul quale prospetta la spiaggia di Formia.Immaginare di costruire a poca distanza dalla banchina un capannone di oltre diecimila mq., alto 13 metri (come un edificio di 4 piani), contornato da silos alti 16 metri, a poche centinaia di metri dalla spiaggia di Vindicio, equivale a introdurre una barriera artificiale estranea al paesaggio costiero prevalente. Ma il potenziale riverbero negativo non deriva soltanto dalla presenza di manufatti ingombranti, Occorre tenere presenti anche i possibili effetti cumulativi connessi alle attività portuali, quali il rumore dei mezzi d’opera, il traffico dei mezzi pesanti, l’impatto delle merci stoccate all’aperto.

È fuori di dubbio che il rafforzamento del carattere industriale del water front incida negativamente sulla qualità turistico-balneare del litorale di Formia. Il quale ha già problemi di suo, a cominciare dall’inquinamento dei reflui urbani che, senza condotta di allontanamento, sfociano sotto le banchine del porto e dell’allevamento dei pesci nelle gabbie, la cui delocalizzazione appare ancora in alto mare. Per i motivi suddetti e per la pluralità degli interessi coinvolti, le scriventi Associazioni avanzano due proposte. La prima attiene all’obbligo di assoggettare a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) i progetti più grandi per estensione areale della concessione e per volume dei manufatti. Ciò darebbe modo d’intervenire nel procedimento istruttorio anche a chi sta al contorno delle aree portuali. La seconda si propone di rimediare all’assenza condivisa a livello delle amministrazioni del Golfo di un planivolumetrico di riferimento, in cui siano individuati lotti, sedime dei volumi da edificare, viabilità di servizio.

Adesso più che mai è necessario accelerare e rendere attuativo un tavolo di concertazione comprensoriale”.

Così, in una nota, le associazioni “Comunità Lazio Meridionale e Isole Pontine” e “Incontri & Confronti”.

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