UNA FAMIGLIA TRAVOLTA DA UN MUTUO CHE RADDOPPIA E LA CASA VENDUTA ALL’ASTA: IL DEBITO SCENDE DEL 91,5%

Tribunale di Velletri
Tribunale di Velletri

Una storia che nasce e si chiude nel territorio del Tribunale di Velletri: da circa 150.000 euro di debiti a un abbattimento del 91,5%, grazie alla liquidazione controllata prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza

È la storia di Simone, una famiglia della provincia di Roma travolta dai debiti senza mai una scelta sopra le righe, la cui vicenda si è chiusa con una sentenza del Tribunale di Velletri. Davanti a un passivo diventato impossibile, il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza — erede della Legge 3/2012 sul sovraindebitamento — ha aperto una via d’uscita: la liquidazione controllata.

LA STORIA DI SIMONE: COME UNA VITA NORMALE DIVENTA UNA MONTAGNA DI DEBITI

La storia di Simone non nasce da colpi di testa o da una vita sopra le righe. Nasce da un equilibrio fragile, di quelli che sembrano reggere finché non arriva il primo scossone. Per anni Simone ha fatto quello che fanno tante famiglie italiane: ha lavorato, ha costruito una casa, ha provato a tenere insieme mutuo, spese, famiglia e imprevisti.

All’inizio c’è un mutuo. Una casa piccola, una famiglia appena nata, una figlia in arrivo. Poi la rata sale: da circa 520 euro arriva fino a 1.100 euro. Con uno stipendio che in quel periodo era di circa 1.400 euro, il margine si assottiglia fino quasi a sparire. Per respirare, Simone ricorre alla cessione del quinto e alla delega dello stipendio. Non per arricchirsi, ma per riuscire a pagare quello che ogni mese continuava ad arrivare.

Poi arriva un problema fisico: una microfrattura al menisco. Il lavoro cambia, lo stipendio si abbassa fino a circa 1.200 euro. Le rate non aspettano, le spese familiari nemmeno. Nel 2017 Simone viene trasferito in Sicilia: lì non riesce a fare straordinari come prima e la moglie non trova lavoro. Nel 2019 la famiglia rientra nel Lazio, ma per ripartire serve un altro prestito, anche per acquistare un’auto usata.

Il colpo più duro arriva nel 2021: l’appartamento acquistato con il mutuo viene venduto all’asta per circa 40.000 euro. Ma la vendita non chiude il problema. Resta un residuo mutuo di oltre 92.000 euro: è il tipo di debito che rimane addosso anche dopo aver perso il bene per cui quel debito era nato.

Quando sembra che qualcosa possa rimettersi in ordine, arrivano nuovi eventi. Nel 2025 Simone viene ricoverato tre volte, subisce un intervento per l’asportazione della cistifellea a seguito di pancreatite acuta e non può più contare sugli straordinari. Nello stesso periodo la moglie ha problemi di salute e non riesce a rinnovare il contratto di lavoro. A questo si aggiungono le spese scolastiche della figlia, pari a 4.200 euro. Il risultato è un passivo complessivo di circa 150.000 euro.

LA SOLUZIONE: LIQUIDAZIONE CONTROLLATA E UN ABBATTIMENTO DEL 91,5%

Davanti a questo quadro, Simone si rivolge a Legge3.it per accedere alle procedure di esdebitazione e chiede l’apertura della liquidazione controllata, la procedura prevista dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza che oggi raccoglie l’eredità della legge 3/2012 sul sovraindebitamento. Il Tribunale di Velletri riconosce che Simone non è più in grado di adempiere regolarmente alle obbligazioni assunte e dichiara l’apertura della procedura, prendendo atto che l’unico attivo liquido è rappresentato dallo stipendio, nei limiti della quota destinabile ai creditori.

La quota individuata è di 350 euro al mese per tre anni, pari ad almeno 12.600 euro complessivi. Il significato concreto è questo: Simone non dovrà più inseguire debiti diventati impossibili. Metterà a disposizione della procedura ciò che può sostenere, lasciando al tempo stesso quanto necessario per il mantenimento suo e della famiglia. In termini numerici, la riduzione del debito è pari al 91,54%.

Non è una cancellazione “facile”. È una risposta prevista dalla legge per chi si trova in una condizione di sovraindebitamento reale, documentata e non più gestibile con gli strumenti ordinari. La storia di Simone racconta una cosa che spesso resta fuori dai titoli: il sovraindebitamento non nasce sempre da una scelta sbagliata. A volte nasce da una rata che sale, da uno stipendio che scende, da una casa venduta all’asta, da una malattia, da una serie di eventi che uno alla volta sembrano affrontabili, ma insieme diventano una montagna. E questa volta, davanti a quella montagna, la legge ha aperto una strada.

IL CASO NELLO SCENARIO LAZIALE

La vicenda di Simone si inserisce in un quadro regionale preciso. Nel portafoglio di Legge3.it il Lazio conta 51 fascicoli distribuiti su 8 tribunali — quarta regione d’Italia per numero di pratiche — con un debito medio di circa €276.000 e una componente fiscale che pesa per il 55-60% del passivo. La distribuzione è capillare: Roma rappresenta il 53% dei casi, seguita da Tivoli, Latina, Velletri, Viterbo, Cassino, Civitavecchia e Frosinone. Velletri è uno di questi otto fori in cui, ogni giorno, il sovraindebitamento del territorio trova una via d’uscita.

LA DICHIARAZIONE DI GIANMARIO BERTOLLO, FONDATORE DI LEGGE3.IT

«La storia di Simone è quella di un uomo che non ha mai smesso di provare a pagare. Ha firmato cessioni del quinto per tenere il passo di un mutuo che era raddoppiato, ha cambiato città, ha perso la casa all’asta e si è ritrovato addosso un debito anche dopo aver perso il bene per cui quel debito era nato. Poi sono arrivate la malattia, i ricoveri, una moglie che non riusciva più a lavorare. Sono persone come Simone quelle per cui questa legge esiste: quando arrivano da noi pensano che non ci sia più nessuna strada. Invece ne esiste una, e in questo caso valeva il novantuno per cento del suo debito.»

IL CONTESTO NAZIONALE

In Italia si stima che oltre 7 milioni di persone si trovino in condizione di sovraindebitamento, ma meno dello 0,2% ha avviato procedure formali presso gli OCC. Nel 2023 le istanze in tutta Italia sono state appena 7.748 — un decimo di quelle presentate in Germania e Francia. Il 23,1% della popolazione italiana è a rischio di povertà o esclusione sociale nel 2024 (ISTAT). Lo strumento esiste, funziona, e la storia di Simone lo dimostra con numeri precisi.

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