ESTORSIONE CON PESTAGGIO: ANGELO TRAVALI CONDANNATO A OLTRE 5 ANNI

Angelo Travali in una immagine da Facebook
Angelo Travali in una immagine da Facebook

Chiede 40mila euro per una partita di droga: accusato di estorsione e lesioni aggravate il 40enne di Latina, Angelo Travali

Un processo minore per il noto Angelo Travali, difeso dagli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Giancarlo Vitelli, rispetto a quello in cui è stato già condannato per associazione per delinquere (“Don’t Touch) e l’altro in cui ha rimediato una condanna per estorsione con metodo mafioso a oltre 12 anni di reclusione (“Reset”), ma non meno esplicativo di ciò che è stato e probabilmente è tuttora il potere di assoggettamento del territorio derivante dall’appartenenza al clan Travali-Di Silvio a Latina e provincia.

Oggi, 28 maggio, il terzo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici La Rosa-Mongillo-Ribotta, ha condannato “Palletta” (così come è soprannominato Travali) alla pena di 5 anni e 4 mesi per il feroce pestaggio ai danni di un uomo di Cisterna indietro con il pagamento di sostanza stupefacente. Una pena appena più pesante l’aveva chiesto il pubblico ministero Francesco Caporotundo: 6 anni di reclusione. A invocare l’assoluzione gli avvocati difensore anche per una questione procedurale.

Un processo non semplice che ha stabilito ancora una vota che avere a che fare con un Travali non è agevole, nonostante il 40enne Angelo si trova ininterrottamente in carcere dal 2015 in seguito agli arresti derivanti dall’operazione Don’t Touch. Forse era questa la motivazione che aveva spinto la moglie di uomo picchiato a Cisterna nel lontano marzo 2014 a contraddire praticamente in toto quanto dichiarato in sede di sommarie informazioni ai Carabinieri, tanto da costringere il pubblico ministero Andrea D’Angeli a chiedere di inviare gli atti in Procura per falsa testimonianza. Ciò era avvenuto a giugno 2024 e lo “spettacolo” si era riproposto un anno dopo, ossia il 26 giugno 2025.

Quella volta a negare completamente i fatti di cui sarebbe stata vittima era stata la persona offesa. Si tratta del 55enne Roberto Lorello, già coinvolto in inchieste per spaccio e tuttora a processo per smercio di hashish.

I fatti contestati sono avvenuti, come detto, nel marzo di dodici anni fa, quando Angelo Travali si sarebbe recato sotto casa del 55enne, reclamando la somma di 40mila euro derivante da una partita di droga ceduta ma non pagata. Secondo il sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Bontempo, titolare dell’indagine, Angelo Travali sarebbe andato a Cisterna, presso la casa dell’uomo, parte offesa ma non parte civile, colpendolo alla testa con un oggetto metallico e sferrandogli tre calci in faccia.

“Palletta” (questo è il soprannome di Angelo Travali), arrivato a Cisterna con un’altra persona, avrebbe preteso la somma di 40mila euro, tanto da provocare nell’uomo un trauma cranico, un ematoma all’occhio destro e un’emorragia cerebrale. Prognosi dei medici: 34 giorni.

Non uno scherzo. Eppure, Lorello, così come la moglie, aveva negato tutto, spiegando che era stato incosciente per quattro mesi e non ricordava praticamente nulla di quanto gli sarebbe accaduto. Non solo, perché il 54enne era arrivato ad accusare i Carabinieri di Cisterna di Latina di avergli fatto firmare i verbali della sua denuncia contro Travali, sebbene lui fosse inconsapevole di cosa stesse firmando. “Non riconosco la mia firma”, aveva detto la persona offesa quando il pubblico ministero gli aveva mostrato i verbali.

A quel punto, il pubblico ministero Antonio Sgarrella aveva chiesto che gli atti fossero trasmessi in Procura per valutare la sua falsa testimonianza. “Ho avuto un trauma cranico – aveva ribadito Lorello – per quattro mesi sono stato incosciente e ora faccio fatica a ricordare anche il mio matrimonio. Anche mia moglie disse ai carabinieri che non potevo firmare viste le mie condizioni di allora”.

Alla fine, il Tribunale aveva ritenuto di trasmettere gli atti in Procura per via di una testimonianza definita dall’accusa come sottomessa all’imputato Angelo Travali. Anzi, secondo il pubblico ministero “il testimone è in una posizione di soggezione nei confronti dell’imputato”.

Articolo precedente

ASL LATINA, SI CONSOLIDA IL CENTRO CARDIOMIOPATIE

Articolo successivo

SABAUDIA, IN PENSIONE LA COMANDANTE DELLA POLIZIA LOCALE

Ultime da Giudiziaria