Inchiesta arbitri. Il caso che sta prendendo piede in questi giorni è stato commentato anche dall’ex arbitro di Latina, Claudio Gavillucci
“Il meccanismo ricorda quello di Calciopoli”. A dirlo, in una intervista a “La Stampa” e alla radio “Kiss Kiss”, è Claudio Gavillucci, ex arbitro che ha diretto in Serie A dal 2013 al 2018.
Il 46enne, noto per aver interrotto anni fa Sampdoria-Napoli per insulti razzisti (la vittima era Koulibaly), ha scritto il libro “L’uomo nero. Le verità di un arbitro scomodo” in cui racconta le storture del calcio italiano dal lato arbitri.
Ora, Gavillucci è stata chiamato anche a dire la sua sul nuovo scandalo che sta coinvolgendo il calcio italiano. “Quanto sta emergendo non mi sorprende perché questo è un sistema che non garantisce piena autonomia tecnica alla classe arbitrale – ha detto l’ex arbitro a La Stampa -. Cosa ne penso dei presunti arbitri graditi? Al di là dei club coinvolti, se fossero accertate sarebbero queste le cose veramente gravi. Ma faccio un passo indietro e posso dire che da anni mi lascia perplesso il fatto che per esempio il presidente federale potesse chiamare direttamente il designatore Rocchi davanti a errori tecnici degli arbitri, anche se gravi: il presidente Figc non dovrebbe mai parlare con il designatore, semmai con il suo omologo presidente dell’Aia. Invece era una situazione diventata prassi. Questo mi preoccupa”.
E ancora: “A che titolo il presidente Figc chiama per discutere di un errore e non di un altro? Questo meccanismo, al di là della bontà delle persone coinvolte, disegna un sistema che non risulta essere trasparente e indipendente. Il meccanismo ricorda quello per cui nel 2006 scoppiò Calciopoli. L’autonomia dell’Aia deve essere rispettata”.
Per quanto riguarda Rocchi e Gervasoni, coinvolti nell’inchiesta, Gavillucci puntualizza: “Hanno la mia massima solidarietà. Questo sistema per come è strutturato non garantisce l’indipendenza e la terzietà degli arbitri”.
