Conoscere la zanzara tigre è il modo più semplice e concreto per combatterla. E da Sabaudia, per la prima volta, parte una piccola lezione di futuro che ha come protagonisti i più piccoli.
Per due giorni, ieri e oggi, le classi quinte delle scuole primarie del Cencelli e del Giulio Cesare hanno trasformato le aule in laboratori di educazione ambientale. Niente lezioni distratte, ma un’esperienza viva, fatta di osservazione, domande e scoperta. A guidarla, l’entomologo e docente Beniamino Caputo, capace di parlare ai bambini con il linguaggio della scienza e quello, altrettanto importante, della curiosità.
Il tema è quello della prevenzione della diffusione della zanzara tigre. Un problema sanitario, certo, ma anche culturale. Perché il primo argine contro le infestazioni non è il disinfestante, ma l’informazione.
E infatti il progetto, promosso da Sogea, la società che si occupa di disinfestazione, in collaborazione con il Comune di Sabaudia, punta dritto nell’ insegnare proprio agli alunni a riconoscere i focolai. Capire dove e come si sviluppano le larve, osservando con occhi nuovi gli spazi quotidiani, dal giardino della scuola al balcone di casa.
Una vera esplorazione scientifica, guidata e partecipata.
Gli alunni fanno domande, ipotizzano, si confrontano. Scoprono che basta un sottovaso dimenticato o una piccola raccolta d’acqua per creare l’ambiente ideale alla proliferazione. E che intervenire è semplice, alla portata di tutti.
Ad accompagnare il percorso, anche l’assessore alla sanità Anna Maria Maracchioni, che ha sottolineato il valore istituzionale di un’iniziativa che mette insieme scuola, Amministrazione e competenze tecniche: “Educare alla prevenzione – ha sottolineato l’assessore Maracchioni – vuol dire responsabilizzare. E farlo fin da piccoli significa costruire consapevolezza che resta. La zanzara tigre, allora, diventa quasi un pretesto. Il vero obiettivo è quello di insegnare a guardare l’ambiente con attenzione, rispetto, spirito critico per diventare adulti migliori”.
