Falsa partenza del processo per il fallimento delle Terme di Fogliano: undici in tutto gli imputati accusati di bancarotta
Il processo sulle Terme di Fogliano, che avrebbe dovuto entrare nel vivo oggi, 21 aprile, con la prima udienza effettiva di dibattimento, è stata rinviato per carico del ruolo dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudizi Zani-Trapuzzano Molinaro-Naso. La necessità di rinvio è stata data dalla circostanza che vi era un altro processo con un interprete che avrebbe potuto venire solo di pomeriggio. Ad ogni modo il processo è stato rinviato al 17 novembre quando verranno ascoltati tra gli altri il curatore fallimentare e il consulente della Procura.
A vario titolo, aI diversi imputati sono contestate le ipotesi di bancarotta semplice e fraudolenta per dissipazione. A novembre 2024, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, aveva rinviato a giudizio undici persone tra ex presidenti, consiglieri di amministrazione e revisori dei conti che negli anni hanno guidato la Società per Azioni “Terme di Fogliano”, detenuta per la maggior parte dal Comune di Latina e per una parte minore da Camera di Commercio e Provincia di Latina.
Davanti al II Collegio del Tribunale di Piazza Buozzi, ci sono i seguenti imputati: Vittorio Raponi, Alessandro Novaga, Enrico Cecchini, Salvatore Apostolico, Franco Mansutti, Paolo Marini, Paride Martella, Salvatore D’Amico, Luigi Natalino Carabot e Vincenzo Loreti. Uno degli indagati, Romeo Emiliozzi, è venuto a mancare, mentre Adriano Verdesca Zain, rinviato a giudizio a novembre, è deceduto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Archidiacono, Miranda, Palma, Sabatino, Saurini, Falcone, Verdesca Zain, Marini, Lucchetti, Torregrossa, Martella, Forte, Giudetti, Lauretti e Pesce.
Nel corso dell’udienza scorsa, a novembre 2025, gli avvocati Giudetti, Forte e Siciliano avevano chiesto per i loro assistiti – rispettivamente Vincenzo Loreti, Luigi Natalino Carabot e Salvatore D’Amico – che fosse dichiarata la prescrizione. Una richiesta a cui il pubblico ministero Marco Giancristofaro non si era opposto, nello specifico per i capi d’imputazione 7 e 8.
Al termine della camera di consiglio, il secondo collegio del Tribunale, presieduto dal giudice Elena Nadile, aveva dichiarato il non doversi procedere in quanto è intervenuta la prescrizione. Tutti e tre gli imputati erano usciti dal processo.
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Per il fallimento delle Terme di Fogliano, a fine 2021, l’ex sostituto procuratore della Repubblica di Latina, Claudio De Lazzaro (ora in servizio al Ministero della Giustizia), aveva inviato l’avviso di chiusura indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza pontina, a 14 persone iscritte nel registro degli indagati per bancarotta. Per due di loro, Florindo Donatucci e Savarino Morelli, è arrivata l’archiviazione, non avendo la Procura chiesto il rinvio a giudizio.
L’indagine ricostruisce la complessa vicenda dell’incompiuta latinense, partendo dall’anno di grazia, 1991. Della società Terme di Fogliano Spa facevano parte, com noto, il Comune di Latina come socio di maggioranza e, in minima parte, la Provincia di Latina e la Camera di Commercio. La Spa è fallita nel 2017 e da quell’evento, come spesso accade in questi casi, è scaturito il procedimento penale che contesta agli indagati, a vario titolo, ben otto capi d’imputazione.
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Secondo l’accusa, alcuni degli indagati avrebbero ridotto all’osso il patrimonio sociale con la rinuncia alla concessione mineraria che valeva, negli anni novanta, circa 320 milioni di lire, così come deciso nel 1991 dal Consiglio d’amministrazione dell’epoca, con il benestare del collegio sindacale, in teoria controllore.
Sarebbero stati Apostolico, Mansutti, Morelli, Verdesca Zain, Marini e Martella a provocare il fallimento della società per effetto di operazioni dolose sottoscrivendo con il Comune una convenzione integrativa sui rapporti tra ente locale e società per la realizzazione di un parco termale che sarebbe costato a conti fatti 5 miliardi di lire. Tale condotta, compresa la rinuncia alla concessione mineraria, sarebbe stata conseguenza del dissesto finanziario. Senza contare il debito riconosciuto da Apostolico a favore della società Condotte, che avrebbe dovuto fare i dei lavori di perforazione.
Al liquidatore della spa, Salvatore D’Amico, venivano contestate irregolarità nelle scritture contabili e di aver ritardato il fallimento insieme ai componenti del collegio sindacale Emiliozzi, Carabot e Loreti. Contestati inoltre compensi illeciti per circa 380 milioni di lire in capo all’allora Presidente del Cda, Salvatore Apostolico, responsabile peraltro di aver riconosciuto un debito di 7 miliari, ossia superiore a 2 miliardi a quello effettivamente maturato, alla società Condotte (leggi approfondimento di Latina Tu di seguito). Il procedimento, prima del suo arresto, era stata assegnato all’allora Giudice per l’udienza preliminare, Giorgia Castriota.
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