CHILI DI OLIO SPACCIATO PER EXTRAVERGINE: ASSOLTA LA SOCIETÀ DI APRILIA

Accusati di aver truffato con una partita di olio spaccio per extravergine: dopo dodici anni si conclude il processo

Accusato di frode nell’esercizio del commercio, riciclaggio e reati ambientali, il principale e unico imputato del processo, difeso dagli avvocati Carlo Correra e Fabio Malecchi, è deceduto recentemente e quindi il primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Sinigallia-Brenda-Naldi, ha dovuto dichiarare il non doversi procedere per morte del reo, o presunto tale.

Al contempo, il Tribunale ha assolto la società Trasimeno Spa Olio Arioli, assistito dagli avvocati Corinna Correra e Fabio Malecchi, produttrice a livello nazionale di olio, perché il fatto non sussiste, nonostante il pubblico ministero avesse chiedo una pena pecuniaria di 150mila euro.

Il caso risale a oltre dieci anni fa per episodi contestati tra il 2012 e il 2015. Secondo l’accusa, l’olio riconducibile alla società Trasimeno sarebbe stato contraffatto in quanto non extravergine. Arrivato al porto di Livorno, la vicenda giudiziaria dell’olio, dopo diversi passaggi di competenza, è arrivato al Tribunale di Latina.

L’amministratore era accusato non di aver prodotto il cosiddetto olio deodorato, piuttosto di aver trasferito il prodotto oleario proveniente dalla società iberica accusata a sua volta di produrre sostanze alimentari non genuine.

Secondo l’accusa, l’olio contraffatto sarebbe stato prodotto miscelato e diluito in modo tale da ostacolare la sua identificazione di provenienza. Una volta fermato il carico di olio, quest’ultimo fu sottoposto ad analisi chimiche e organolettiche. Il responso è costato il processo: olio lampante avente una “mediana del fruttato e della mediana del difetto cotto non conformi a quelli previsti dalla normativa vigente per la categoria dichiarata”. In parole semplici: era falsamente classificato come extravergine di oliva.

La società era accusata di aver messo in commercio una sostanza alimentare non genuina, in realtà importata dalla società iberica.

Secondo l’accusa, oggi rappresentata in aula dal pubblico ministero Giuseppe Bontempo, si trattava di un quantitativo cospicuo da oltre 1600 chili, tutto falsamente classificato come extravergine di oliva al 100% italiano e biologico, in realtà non biologico e miscelato con olio deodorato. Un olio imbottigliato che non avrebbe potuto essere messo in commercio.

In altro capo di imputazione, la Trasimeno era accusato di aver detenuto un quantitativo maggiore da 6.942 per un serbatoio, oltre duemila chili per un secondo serbatoio, addirittura più di 18mila chili per un terzo serbatoio. Tutto classificato falsamente come olio extravergine, in realtà vergine di oliva.

Tra l’aprile e il luglio 2015, il carico di olio contraffatto sarebbe stato addirittura di 21mila chili, provenienti dal Marocco.

Alla fine, dopo oltre dieci anni, è arrivato un nulla di fatto, con il proscioglimento della società con sede a Campoleone.

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