VELENI IN PROCURA, L’EX AGGIUNTO LASPERANZA SI DIFENDE AL CSM SUL CASO PROCACCINI

Carlo Lasperanza
Carlo Lasperanza

Era in atto uno scontro rilevante presso la Procura di Latina tra l’allora procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e il Procuratore Capo Giuseppe De Falco

Davanti al Consiglio Superiore della Magistratura per un procedimento disciplinare inerente all’incompatibilità ambientale, l’ex Procuratore Aggiunto di Latina, Carlo Lasperanza, si difende dalle accuse a suo carico, passando in rassegna le inchieste finite al centro dell’attenzione dell’organo di disciplina massimo della magistratura: dall’indagine su Sabaudia a quella molta discussa denominata “Free Beach” (Terracina), per cui, a distanza di due anni dalla richiesta di rinvio a giudizio formulata dalla Procura, non vi è ancora stata una udienza preliminare.

È grazie a Radio Radicale che ha registrato, pubblicandolo, l’audio della seduta davanti al Csm, che si scopre di come l’ex Procuratore Aggiunto La Speranza è stato oggetto delle attenzioni dell’organo in quanto, secondo quanto riferito dall’allora vertice della Procura di Latina, Giuseppe De Falco, si sarebbe macchiato di incompatibilità ambientale, anche in riferimento ai suoi presunti rapporti di confidenza con l’ex giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, in seguito, ad aprile, arrestata per corruzione.

Lasperanza, nella seduta del 3 marzo davanti al Csm, rintuzza e spiega che alla Procura di Latina “io mettevo tutte le pezze”. Per quanto riguarda l’ex Gip Castriota, l’ex aggiunto spiega che ad un certo punto nessuno voleva parlarci tra i sostituti, a differenza di lui che non sarebbe stato a conoscenza dell’indagine per corruzione. Il magistrato avrebbe fatto menzione di questo “ostracismo” nei confronti di Castriota, ricevendo dal Procuratore Capo la richiesta di mettere tutto per iscritto.

Uno scontro ad alto tasso di velenosità per cui Lasperanza è stato chiamato a difendersi sia su un Carabiniere che si occupava di una inchiesta a Sabaudia e, soprattutto, dell’inchiesta “Free Beach” di Terracina. È l’anno caldo del 2022, quando sia l’amministrazione di Sabaudia che quella di Terracina caddero per via delle inchieste giudiziarie. Entrambi i sindaci furono arrestati.

Il caso “Free Beach” è stato rispolverato domenica scorsa quando l’europarlamentare di Fratelli d’Italia, Nicola Procaccini, ne ha parlato (con ricostruzioni infarcite di inesattezze), facendo dichiarazioni inaudite e praticamente autodenunciandosi: in pratica sarebbe stato favorito dal pm titolare di indagine per simpatie politiche.

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Lasperanza su Procaccini ha dichiarato che vi erano due posizioni diverse: da un lato c’era l’Aggiunto che voleva archiviare, dall’altro i due sostituti Giammaria e Sgarrella che si opponevano. Alla fine Procaccini fu indagato e successivamente archiviato: secondo l’europarlamentare per motivi di “simpatie politiche”.

Tuttavia l’ex Aggiunto Lasperanza fornisce la sua versione: “Mettere dentro un processo un politico frena il processo e siccome abbiamo poco o niente su questo signore (nda: Procaccini), io lo lascerei perdere”. Lasperanza continua: “Quanto è uscita la notizia sul coinvolgimento di Procaccini, lui si arrabbiò anche perché una posizione uguale alla sua era stata giudicata dal Tribunale del Riesame che l’aveva annullata.

L’ex Aggiunto chiese all’ex Procuratore Capo De Falco di ascoltare Procaccini. De Falco gli rispose: “Sentitelo te”. Alla fine Procaccini fu iscritto nel registro degli indagati, ma Lasperanza con una punta di veleno aggiunge: “Manca la firma del Procuratore, che è sempre stato dietro questo fascicolo, ma alla fine la firma l’abbiamo messa noi”.

Una vicenda, quella di Procaccini, che rimane oscura, soprattutto alla luce delle dichiarazioni dell’europarlamentare meloniano che dà, rispetto a Lasperanza, una diversa versione dei fatti. Al momento, c’è che il procedimento penale “Free Beach” è fermo.

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