Padre e marito violento accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale ai danni dell’ex coniuge: ascoltato l’imputato
Si è sottoposto all’esame dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Brenda-Naldi-Ribotta, l’uomo di nazionalità moldava, N.D. (le sue iniziali), classe 1979, accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale, tuttora gravato dal divieto di avvicinamento alle persone offese (ex moglie e tre figli), compreso il braccialetto elettronico.
Il 47enne, difeso dagli avvocati Massimo Frisetti e Marco Nardecchia, è stato esaminato dal pubblico ministero Martino Taglione, ha negato di aver tirato una gomitata nell’occhio della donna, così come contestato nel capo d’imputazione “La colpii senza volerlo. Lei si era alzata e voleva che le dessi il bambino che avevo in braccio”. Anche per quanto riguarda le offese, l’imputato ha spiegato che gli insulti erano vicendevoli tra moglie e marito. In un’altra circostanza, l’uomo ha ammesso di aver scaraventato un tavolo e le sedie: “Quella sera, ero andato a dormire e ho sentito il fumo di sigaretta dentro casa. A me dava fastidio e lei ha negato. Così mi sono arrabbiato e a un certo punto non ce l’ho fatta più, era l’ennesima bugia”.
L’uomo ha ammesso che la moglie si è rifiutata di avere rapporti sessuali con lui: “Ma io non ho fatto niente, sono andato a dormire”. In un altro episodio, era presente anche il figlio che avrebbe impedito al padre di costringere la madre al rapporto sessuale. “È vero: mio figlio mi disse che non potevo obbligare mia moglie ad avere un rapporto sessuale”.
Anche un’altra circostanza è stata ammessa dall’uomo: “È vero, le ho tolto le chiavi della macchina. L’ho fatto due o tre volte perché aveva bevuto. Ma lei era libera di uscire e mai le ho imposto di non uscire. Le ho detto che non mi piaceva questa cosa che usciva perché quando tornavo, la cucina era tutta sporca”. Per quanto riguarda le sigarette, “io non le ho mai vietato di fumare”.
Quando il pubblico ministero ha chiesto all’uomo il perché la donna avrebbe fatto questa denuncia molto dettagliata nei suoi confronti, l’imputato ha spiegato che la ex moglie “mi ha calunniato e ha trovato il modo di farmi andare via da casa”. Al contempo, l’uomo, che ha negato anche le accuse di aver picchiato o offeso i figli, continua a lavorare ancora nella ditta del padre della ex. Quest’ultimo è stato esaminato nell’udienza odierna e ha sostanzialmente minimizzato i litigi che avvenivano tra l’uomo e sua figlia.
A gennaio, erano stati ascoltati quasi tutti i famigliari dell’uomo di nazionalità moldava, compresa l’ex moglie che si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Cinzia Oppedisano.
I fatti contestati dall’accusa si sarebbero svolti a Cisterna di Latina fino alla denuncia della donna sporta il 29 novembre 2024. In realtà il caso è stato sollevato dalla scuola frequentata dal figlio minorenne (ad oggi undicenne) della donna e dell’uomo che, alle elementari, aveva scritto in un tema alcuni aspetti della vita famigliare violenta. I due ex coniugi, infatti, secondo quanto raccontato anche dalla donna, di origine polacca, ma adottata in giovane età da una famiglia di Cisterna, si sarebbero messi insieme nel 2005 e già dagli inizi si sarebbe palesato il carattere autoritario del 47enne moldavo. Quasi venti anni passati insieme e tre figli avuti dalla loro unione: il più piccolo del 2014 e gli altri due rispettivamente del 2006 e del 2007. Un aspetto, quello dei figli, che è venuto fuori nel corso della testimonianza della donna, resa oggi, 7 gennaio.
“Ho avuto tre figli e cinque gravidanze”, ha detto la donna esaminata a gennaio dal pubblico ministero Valentina Giammaria. Dopodiché, interrogata dall’avvocato di parte civile, Cinzia Oppedisano, la donna ha chiarito il concetto: “Decideva lui quando dovevo avere dei figli”. Comportamenti da marito padrone, tanto che secondo la ex coniuge le veniva impedito di lavorare e ai figli di praticare liberamente l’attività sportiva; poi, quando protestava, la donna sarebbe stata sbattuta più volte fuori dall’abitazione.
“Ogni uomo ha la sua put…a”, avrebbe detto l’imputato alla donna nel corso dei numerosi litigi che intercorrevano in casa, anche e soprattutto di fronte ai tre figli. E ancora: “Mi diceva che ero viziata e incapace, tutto questo davanti ai nostri figli. Quando era nervoso mi offendeva”.
Senza contare che la testimone, nonché parte civile, ha raccontato di aver ricevuto nel corso degli anni anche diverse violenze fisiche, tra cui una gomitata sferrata contro l’occhio sinistro: “Non ho fatto referto all’ospedale, ma ho fatto delle foto all’occhio nero”. Quello che è uscito fuori dal racconto della donna è il ritratto di uno “Zampanò”, pronto a picchiare lei e i figli, anche per futili motivi: “Quando era nervoso, si arrabbiava e dava botte sulle spalle e sulla schiena a me e ai nostri figli”.
C’è di più. La donna ha spiegato di essere stata costretta a subire rapporti sessuali per almeno 10 anni: “Se dicevo di no, mi sferrava calci”. A ottobre 2024, poco prima della denuncia al Commissariato di Polizia di Cisterna, l’uomo si sarebbe infuriato: “Mi diceva che dovevo fare quello che diceva lui e poi mi lanciava addosso degli oggetti. Lanciò una bottiglia di spumante per terra e alla fine io cedevo anche se gli dicevo a voce che non mi andava”.
In una circostanza, nel 2010, la donna ha raccontato di essere stata costretta con la forza a fare sesso: “Mi aprì le gambe, mi spostò mutande e abusò di me. Comunque anche il nostro primo rapporto sessuale fu una costrizione perché lui volle farlo, sebbene io volvevo aspettare che ci sposassimo”.
Più violento un altro episodio raccontato in aula nel quale la donna sarebbe stata presa per i capelli e trascinata sulle scale: “Poi mi ha buttata sul letto, mi ha aperto le gambe mentre ero in pigiama e sono stata abusata. Non ho gridato per non svegliare i ragazzi”. In altro momento, uno dei tre figli, sentendo la donna urlare, avrebbe detto al padre di smetterla: “Se lei non vuole, tu non fai niente”.
Ad essere ascoltata anche la docente delle elementari che ha raccolto il disagio del figlio minore della coppia. Dapprima in un tema scritto, successivamente in maniera confidenziale: “In quel periodo il bambino era diventato aggressivo con i compagni e disse: “Se lo fa mio padre, lo posso fare anch’io”.
La scuola ha chiesto conferma alla madre di ciò che il bambino diceva del padre e la donna ha confermato tutto. Da qui è nata la denuncia della scuola e della stessa donna alla Polizia di Stato. Il figlio minore, ha raccontato la maestra, diceva di essere percosso insieme ai fratelli e alla mamma e che il padre aveva rotto i mobili di casa e spaccato il tavolo della cucina.
Ad essere esaminati anche i figli maggiorenni della coppia, uno dei quali – il mediano – ha ridimensionato quanto scritto in denuncia, sostenendo di non aver mai visto usare violenza dal padre nei confronti della madre. Ad ogni modo, ha raccontato che la madre dormì sul divano per un diverbio sui soldi avuto con il padre.
Anche la madre della ex moglie, interrogata, ha chiarito di non aver mai visto violenza da parte dell’ex genero (che lavora nella ditta del suocero): “Una volta ho visto che mia figlia aveva un occhio nero. Lui, però, quando veniva a casa era sempre una persona tranquilla. Io non ho mai saputo delle violenze su mia figlia, l’ho saputo solo dopo che si erano separati”.
Il processo riprenderà il prossimo 24 aprile, con gli ultimi due testimoni della difesa
