GUERRA DI CAMORRA TRA CLAN A RIMINI. ARRESTATO UN 26ENNE PONTINO, PICCHIATORE DALLA PARTE DI CONTINI

Carabinieri

10 persone arrestate, 7 in carcere e 3 ai domiciliari. Questo è il bilancio dell’operazione “Hammer” portata a termine questa mattina all’alba dai Carabinieri che, dopo un anno di indagini, hanno scoperto le infiltrazioni della malavita organizzata.

A scriverlo è Rimini Today. Le prime avvisaglie di una lotta tra clan rivali erano emerse nell’ottobre del 2018 quando, al pronto soccorso di Rimini, si era presentato un soggetto conosciuto come lo “zio Pio”, all’anagrafe Rosario De Sisto, arrestato dai carabinieri e rinviato a giudizio nell’ambito dell’operazione “Idra”. 

Il 60enne, legato al clan Nuvoletta e sospettato di una lunga serie di reati associativi tra cui truffa, riciclaggio, estorsione e bancarotta fraudolenta, era arrivato in ospedale con una mano massacrata a colpi di martello tanto da venire dimesso con una prognosi di 50 giorni. In quella occasione, “zio Pio” aveva denunciato di essere stato vittima di un’aggressione da parte di un gruppo di nordafricani.

Una versione che non aveva convito i carabinieri tanto che, gli inquirenti dell’Arma, avevano iniziato una serie di indagini che li ha portati alla Viserba Rent, una società di noleggi di veicoli anche di lusso formalmente intestata ad Armando Savorra (62 anni) ma il cui vero titolare era il 40enne Antonio Acampa ritenuto, a sua volta, un prestanome di Ciro Contini, 31 anni, nipote di Eduardo, capo dell’omonimo clan napoletano.

Il proseguo delle indagini aveva così fatto emergere che Ciro Contini, dopo essersi staccato dal clan famigliare, avesse aperto una cellula autonoma in Riviera pronta a taglieggiare gli imprenditori locali per estorcere loro del denaro. Per portare avanti il suo progetto, il 31enne e i suoi accoliti avevano quindi deciso di spodestare i vecchi boss che operavano nel riminese e, oltre a Rosario De Sisto nel loro mirino era finita un’altra cellula camorristica capeggiata da Massimiliano Romaniello (45 anni) e della quale facevano parte Antonino Di Dato (43 anni) e Giuseppe Ripoli (41 anni). 

Marchio di fabbrica dei nuovi arrivati, infatti, era l’estrema violenza dei metodi usati per “convincere” i vecchi a cedere il posto e, oltre a “zio Pio”, a farne le spese erano stati sia il Di Dato che il Ripoli entrambi massacrati di botte. A svolgere il lavoro sporco per Contini erano, secondo le accuse, Pasquale Palumbo (44 anni), Fabio Rivieccio (28 anni) e il pontino Francesco Capasso (26 anni). Come segno distintivo dei tre “picchiatori”, che venivano ingaggiati per le attività di convincimento dei rivali, c’era l’utilizzo di un martello che veniva pestato sulle mani fino a ridurre in frantumi le ossa. Oltre a Di Dato a farne le spese era stato anche il Ripoli che, portato in un capannone, era stato massacrato e rischia di perdere un dito.

La banda di Contini, secondo quanto accertato dai carabinieri, per spodestare De Sisto gli aveva chiesto un pizzo di 30mila euro mentre, a Romaniello, gli era stato chiesto di subentrare a un’estorsione da 3mila euro al mese con la quale teneva soggiogato il titolare di una grossa ditta di autotrasporti di Rimini. Una situazione che, ai vecchi boss locali, non andava bene tanto che i due si erano rivolti rispettivamente agli uomini del clan Nuvoletta e Mazzarella con i quali avevano stretti rapporti. Era stato così deciso un summit di tutte le persone coinvolte in una masseria del napoletano al quale avevano partecipato anche gli esponenti del clan Conticini. Questi ultimi avevano fatto capire che i movimenti di Ciro in Romagna non erano ben visti dalla “famiglia” e che, quindi, De Sisto e Romaniello non avrebbero avuto interferenze dalla Campania per “difendere” i loro affari illeciti.

La misura cautelare della custodia cautelare in carcere è stata eseguita nei confronti di: Contini Ciro, Acampa Antonio, Savorra Armando, Nicolì Cosimo, Palumbo Pasquale, Rivieccio Fabio, Capasso Francesco. La misura cautelare degli arresti domiciliari è stata eseguita nei confronti di: Romaniello Massimiliano, Ripoli Giuseppe e Di Dato Antonino.

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