CORRUZIONE E CONFLITTI D’INTERESSE A CISTERNA, IL VICE SINDACO A MONTI SENIOR: “TI RIPASSO L’ASSESSORE TUO”

Corruzione a Cisterna, l’inchiesta di Guardia di Finanza (Nucleo Pef di Latina) e Procura di Latina scuote l’ente amministrato dal sindaco Valentino Mantini

In attesa della decisione del giudice per le indagini preliminari Barbara Cortegiano che potrebbe già essere arrivata, ma non ancora eseguita, e della conferenza dei capigruppo a Cisterna di Latina, convocata dal sindaco Valentino Mantini, continua a far rumore l’inchiesta che contesta la corruzione a sei persone, tra cui il consigliere e Presidente della Commissione Urbanistica, Renio Monti, e il padre di quest’ultimo, Domenico Monti, architetto, imprenditore nel campo dell’edilizia ed ex assessore. È estrano all’inchiesta il primo cittadino di Cisterna di Latina, Valentino Mantini, eppure, nella voluminosa indagine, ci sono diverse intercettazioni che lo vedono confrontarsi su questioni amministrative e politiche anche con Domenico Monti, che, in teoria, non fa parte della sua Giunta, né della sua maggioranza.

D’altra parte, la famiglia Monti è legata a doppia mandata anche alla figura del sindaco Mantini, in quanto Renio Monti è stato inserito nella lista del Sindaco “Conosco Cisterna”: sono 5 i seggi ottenuti all’ultima tornata elettorale del Comune.

Ad essere coinvolti, come detto, ci sono il consigliere comunale di “Conosco Cisterna” e consigliere provinciale in quota Partito Democratico, Renio Monti (42 anni) e il il dirigente a Lavori Pubblici e Urbanistica, Luca De Vincenti (59 anni). Per entrambi, il pubblico ministero Valentina Giammaria chiede gli arresti ai domiciliari, così come per i due imprenditori di Latina, David D’Ercole (55 anni) e Gabriele Califano (79 anni), e per la professionista Eleonora Boccacci (48 anni) e il padre di Renio Monti, Domenico Monti (69 anni).

Lo scorso venerdì, gli indagati sono comparsi per l’interrogatorio preventivo, davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Barbara Cortegiano, che ha valutato se arrestare o meno i sei indagati. Gli indagati sono assistiti dai rispettivi avvocati: Angelo Farau, Domenico Volante, Aldo Pomponi, Massimo Caria, Francesco Caroleo Grimaldi e Caterina Suppa.

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Ad essere indagati, senza nessuna richiesta di misura cautelare, anche i due funzionari del Comune di Cisterna, Gisleno Moretti (58 anni) e Marco Pompili (50 anni).

Le accuse sono gravi. Si parla di corruzione e mazzette. Renio Monti e il padre Domenico Monti, in concorso con l’imprenditore della società 3Heads srl, David D’Ercole, e ai due co-indagati Gisleno Moretti e Marco Pompili, sono accusati per l’appunto di corruzione.

Il reato è contestato a Moretti e Pompili, entrambi funzionari presso lo Sportello Edilizia e Attività Produttive al Comune di Cisterna, a Renio Monti, in qualità di consigliere comunale e Presidente della Commissione Urbanistica, e a Domenico Monti, titolare dello studio di architettura associato “Monti” e padre del suddetto consigliere. I quattro avrebbero ricevuto indebitamente denaro per un atto contrario ai doveri d’ufficio. da D’Ercole, titolare della 3Heads srl.

Sarebbero stati i funzionari del Sue, Moretti e Pompili, a caldeggiare a D’Ercole lo studio Monti così da ottenere l’approvazione di un progetto per un centro commerciale (in gergo urbanistico una media struttura di vendita) ubicata in Corso della Repubblica, all’angolo con via delle Province, a Cisterna.

Successivamente, Renio Monti avrebbe accettato l’incarico del progetto da D’Ercole e lo avrebbe presentato al Comune di Cisterna. Un conflitto d’interessi evidente, essendo Monti anche consigliere e a capo della Commissione Urbanistica. Un doppio ruolo che ha fatto drizzare le antenne agli inquirenti. È Monti che avrebbe rassicurato D’Ercole proprio in ragione della sua carica politica, circa l’approvazione della realizzazione del centro commerciale.

Ecco che Renio Monti, dopo aver firmato il progetto come progettista di un’opera già presentata ma mai approvata, si sarebbe adoperato per far adottare la delibera di Giunta del Comune di Cisterna in data 17 ottobre 2022 avente ad oggetto la “Realizzazione di opere urbanistiche primaria a parziale scomputo del contributo per la realizzazione di un fabbricato a destinazione mista (commerciale/servizi privati) su aree ubicate all’interno del PPE denominato il centro della città”, presentato dalla 3Heads di D’Ercole. Una delibera approvata dalla già insediata Giunta del sindado Valentino Mantini.

In cambio della delibera, secondo la Procura, i due Monti avrebbe accettato al promessa, come da contratto, di ricevere da D’Ercole la somma di 75mila euro, dei quali 20mila euro sarebbero stati corrisposti e dissimulati in un corrispettivo a vantaggio di padre e figlio e a soggetti a loro riconducibili. Soldi che sarebbero serviti a pagare fatture per il progetto del centro commerciale realizzato dall’architetto e mai approvato, ma fatto passare in Giunta dall’opera di persuasione di Monti junior. 2500 euro sarebbero andati a Renio Monti, 7500 euro a una collaboratrice dello studio di architettura, infine 10mila in tasca a Domenico Monti.

Accusati di corruzione anche Eleonora Boccacci, Gabriele Califano e Luca De Vincenti. Quest’ultimo è accusato in qualità di Dirigente di Urbanistica e Lavori Pubblici del Comune di Cisterna, insieme all’imprenditore della Califano Carrelli, Gabriele Califono, e a Eleonora Boccacci, architetto e collaboratrice di uno studio professionale dove De Vincenti era socio.

Califano avrebbe elargito a De Vincenti e Boccacci, in contanti e tramite parcella, la somma di 40mila euro. La parcella si sostanzia di due fatture emesse da Califano a favore di Boccacci così da realizzare gli interessi della sua società, ubicata sulla SS Pontina, nel territorio del Comune di Cisterna.

La somma di denaro sarebbe stata ricevuta sia da Boccacci che da De Vincenti. In cambio, ci sarebbe stata la velocizzazione di una pratica d’interesse per Califano: l’istanza di ampliamento del sito produttivo della Califano Carreli, depositata al Comune di Cisterna nel 2021.

Sarebbe stato De Vincenti, secondo gli inquirenti, ad adoperarsi per far approvare al delibera per l’ampliamento dalla Giunta Mantini a dicembre 2021, ossia a due mesi dalla elezione dell’attuale Sindaco. De Vincenti, da Dirigente, ha approvato nei fatti il parere favorevole di regolarità tecnica, omettendo di verificare la regolarità degli edifici esistenti e consapevole dell’esistenza sul sito della Califano Carrellli di una istanza di ampliamento per manufatti abusivi. Un particolare che avrebbe impedito al Dirigente di dare il lasciapassare al parere tecnico.

Non solo, perché De Vincenti, sulla base delle investigazioni della Guardia di Finanza di Latina, si sarebbe adoperato a far approvare dalla Giunta Mantini la delibera numero 5 risalente alla data del 17 gennaio 2023, avente ad oggetto “linee guida e criteri per la valutazione degli interventi in variante al Piano Regolatore”. La manovra ha consentito alla Califano Carrelli spa di ampliare la superficie della propria attività produttiva del 25% rispetto alla superficie esistente.

Una inchiesta, quella del Nucleo Pef della Guardia di Finanza, che aveva abbracciato anche gli affari delle ex Manifatture del Circeo e delle cosiddetto buche di Cisterna. Dapprincipio risultavano indagati anche altri personaggi (per esempio Domenico Capitani e Mario Stradaioli), persino nell’inchiesta rimasta, ossia quella dei Monti: tra di loro anche l’assessore all’urbanistica del Partito Democratico, Andrea Satnilli, la cui posizione deve essere stata archiviata.

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La carica di consigliere e Presidente della Commissione Urbanistica in capo in capo a Renio Monti, secondo i finanzieri, è incompatibile con la propria libera professione di architetto, in quanto, con il padre, Domenico Monti, anche lui architetto, “si sono principalmente preoccupati di veder realizzati quei progetti dai quali valutano di poter incassare sostanziose parcelle e/o anche incamerare consensi elettorali”. Si tratta di un “evidente conflitto d’interesse”, fatto rilevare dalla segretaria del Comune di Cisterna, Graziella Cannizzaro, la quale intercettata con l’assessore “dem”, Anrea Santilli, lo dice a chiare lettere.

È il 18 ottobre 2022. Cannizzaro dice a Santilli, in riferimento alla pratica edilizia approvata con la delibera numero 268. Una pratica che vede tra i progettisti Renio Monti.

Cannizzaro: “L’hanno superato con alcune cose, però dico ci vorrebbe un po’ di attenzione, va posta, no, un po’ come quella di ieri…del consigliere Monti, è brutto risulti in una delibera il nome del consigliere”.
Santilli: “Eh sì, ma ovvio che, come diceva lei, è una questione di opportunità, io però, vista pure un po’ l’esperienza che loro hanno più della mia, perché loro hanno più esperienza di me…io dirò al consigliere di fare attenzione a queste cose”.

Ma dall’indagine della Guardia di Finanza, emerge come sia Santilli, che l’ex assessore all’agricoltura, Emiliano Cerro (dimessosi nel 2024), che il dirigente ai lavori pubblici, Luca De Vincenti, intrattengano continui contatti con Domenico Monti, anche in relazione a competenze che dovrebbero essere riservate solo ai loro uffici.

In una intercettazione captata, la vice sindaco del PD, Maria Innamorato, dice a Domenico Monti: “Ti ripasso l’assessore tuo”, riferendosi a Cerro. Monti senior dice a Cerro: “Dobbiamo anda’ da Domenico Capitani…c’ha delle cose da dirci sull’agricoltura”. Cerro è pronto: “Me lo segni e me ricordo, te lo ricordo”.

Diverse le interlocuzioni tra Domenico Monti, Luca De Vincenti e Santilli anche sulla cosiddetta “buca di Cisterna”, controllata da Domenico Capitani con la società Gisi.

Molto attivo è Renio Monti con David D’Ercole che con la sua “3Heads” ha necessità di “unire due immobili”. D’Ercole spiega a Renio Monti che “Sono andato dal Dirigente perché il nostro tecnico l’ha presa sotto gamba” e “non è stato assolutamente affiancato da Pompili e Moretti”. Questi ultimi due, secondo la Guardia di Finanza, hanno suggerito a D’Ercole di recarsi all studio Monti per sveltire la pratica che gli interessa. D’Ercole viene definito da Monti junior in una conversazione con il padre Domenico Monti, interpellato per la pratica: “Chiglio de ‘o McDonald”.

Alla fine è lo stesso Santilli, sapendo che se ne era occupato, dice a Renio Monti: “Tu domani mattina o pomeriggio devi venire a firmare la validazione 3Heads”.

Per quanto riguarda la Califano Carrelli, ossia l’altra società finita ai raggi X della Finanza, secondo gli inquirenti “è stato riscontrato un chiaro interesse di molteplici attori, finalizzato a influenzare l’iter burocratico per arrivare alla definizione della stessa”. Ad essere interessati sono sempre i due Monti. Per Domenico Monti, “la riuscita del progetto oltre che rappresentare la realizzazione di un impegno assunto nel corso della campagna elettorale, è anche una fonte di guadagno”. Renio Monti, invece, “su assume l’onere di far approvare la Delibera con la quale sono stati autorizzati i nuovi coefficienti di ampliamento”. De Vincenti, invece, “provvede a portare a termine il compito conferitogli, attraverso il supporto offerto dall’architetto Eleonora Boccacci, dipendente dello studio in cui De Vincenti è socio”.

È Domenico Monti che dice a Gabriele Califano: “Volevo pure organizzarmi per portarti il Sindaco, se ti fa piacere”. E suggerisce a Califano: “Così ci parli pure…della situazione che è ancora appesa per quale quel tuo ampliamento”.

Nel corso dell’indagine, ci sarebbe stato un incontro alla Califano Carrelli in cui “hanno verosimilmente partecipato gli assessori Cerro e Santilli, il sindaco Mantini e Domenico Monti”.

Piuttosto imbarazzante è il capitolo degli abusi edilizi, da rimuovere per arrivare all’ampliamento richiesto dalla Califani Carrelli. È Domenico Monti a dire a Gabriele Califano in merito alle tettoie abusive: “Falle smonta’ che dobbiamo fare le foto…chelle non so’ buone da mandarle in Comune…che ce manno in Comune ‘e foto con tutte le tettoie”. Successivamente l’architetto Boccacci, per presentare il progetto in Comune, chiede cosa sia stato demolito. E Domenico Monti spiega: “Gli uffici, abbiamo fatto fitna che non ci stanno”. Anche De Vincenti è consapevole di come stessero “sistemando” gli abusi edilizi.

Boccacci spiega a De Vincenti: “Io sto a dichiara’ che non c’è niente, e invece ci stanno 200 metri quadrati di ufficio da una parte e 10 metri quadrati di ingresso da un’altra…tutte e tre i lati didietro ad una tettoia”. Al che De Vincenti le dice: “Prendi delle foto che non si fanno vedere”.

È Domenico Monti, però, in altra interlocuzione, a suggerire a Caliano la soluzione “migliore”: “Le fotografie le photoshoppi e finisce la storia quale è il problema…cioè fatte due foto, fa una foto, la photoshoppi e basta finisce la storia”. E ancora: “Il Comune sta a vede’ la cosa sta a vede’, poi lo sanno che ce ‘sta cosa, qual è il problema”. Un magheggio di cui Boccacci è consapevole, lo dice a De Vincenti: “Gli ho detto (nda: a Califano) col culo…col culo degli altri…perché tu avalli una cosa e io dichiaro il falso”.

Alla fine la delibera per l’ampliamento è stata approvata. Particolare inquietante è che Domenico Monti, estraneo all’amministrazione Mantini, dice a Califano: “L’altro giorno mi hanno mandato la bozza della delibera, quella che aumenta la percentuale”.

In pratica i suddetti abusi edilizi sono stati coperti da teloni bianchi, come evidenziano i finanzieri tramite foto ricavate da Google Maps.

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