Riduzione della produzione di rifiuti e autosufficienza impiantistica, sviluppo dell’economia circolare e aumento della raccolta differenziata. Sono questi, secondo le linee guida visionate in anteprima da Agenzia Nova, gli obiettivi portanti del nuovo Piano regionale di gestione dei rifiuti 2026-2031 del Lazio, che sarà presto varato dalla giunta guidata dal presidente Francesco Rocca.
Il documento, che ha già concluso la fase preliminare del procedimento di Valutazione ambientale strategica (Vas), dovrà essere adottato con delibera di giunta e avviare poi l’iter di consultazione previsto dalla stessa Vas, fino alla discussione e all’approvazione definitiva da parte del Consiglio regionale. Gli uffici dell’assessorato ai Rifiuti, guidato da Fabrizio Ghera, sono al lavoro sugli ultimi dettagli prima della pubblicazione. Nel testo si evidenzia che il piano risulta “meno complesso” rispetto a quello predisposto dalla precedente amministrazione Zingaretti.
Tra le direttrici principali c’è la razionalizzazione degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e l’indicazione di un impianto di recupero energetico per ciascun ambito, con l’obiettivo dichiarato di chiudere il ciclo dei rifiuti insieme alle discariche attive, di prossima attivazione e in corso di autorizzazione. Le linee guida prevedono inoltre “l’acquisizione senza modifiche” del piano rifiuti di Roma Capitale e la realizzazione di due termovalorizzatori, uno a Roma e uno a San Vittore.
Il piano, sempre secondo il documento, include soluzioni impiantistiche ritenute idonee ad azzerare i flussi oggi esportati fuori regione o all’estero per recupero energetico e discarica. Sul fronte della governance territoriale, la proposta è ridurre gli Ato dagli attuali cinque provinciali a due, suddividendo la regione in aree di dimensioni simili: Ato 1 per tutto il Lazio esclusa Roma Capitale, e Ato 2 coincidente con Roma Capitale. La perimetrazione, si legge, serve a individuare le aree alle quali applicare il principio di autosufficienza per lo smaltimento, “con due impianti di recupero energetico, uno per ogni Ato”, superando la precedente divisione provinciale ritenuta “poco funzionale”.
Nel dettaglio, l’Ato 1 comprenderebbe 377 Comuni (in parte aggregati in Unioni di Comuni), per una popolazione pari a 2.902.338 abitanti (dato 2022), una superficie di 15.918 kmq e una densità di 182 abitanti/kmq. L’Ato 2, cioè Roma Capitale, avrebbe 2.813.544 abitanti (2022), una superficie di 1.285 kmq e una densità di 2.184 ab/kmq. Nel documento si richiama inoltre il ruolo del commissario straordinario del governo per il Giubileo 2025, il sindaco Roberto Gualtieri, che dal 2022, con poteri speciali, ha approvato il piano di gestione dei rifiuti urbani di Roma Capitale con previsioni fino al 2030 e localizzazione dell’impiantistica programmata.
Secondo l’impostazione regionale, la chiusura del ciclo dei rifiuti indifferenziati avverrebbe nei due Ato in modo quasi autonomo l’uno dall’altro, a partire dal momento in cui Roma Capitale metterà in servizio i nuovi impianti previsti dal proprio piano. Il Piano regionale, infatti, “acquisisce interamente, senza modifiche”, il contenuto del piano di Roma Capitale approvato nel 2022, sia come base dati sia come obiettivi e misure, includendo la presa d’atto del nuovo impianto di termovalorizzazione. Se il piano di Roma ha orizzonte al 2030, quello regionale definisce target ulteriori al 2031. Per il resto del territorio, il Piano regionale stabilisce misure comparabili a quelle di Roma Capitale e tali da concorrere agli obiettivi complessivi della regione. In questo quadro, la Regione mira a ridurre la produzione di rifiuti a 2,691 milioni di tonnellate, contro le 2,865 milioni riferite al 2023 sulla base delle previsioni del piano di Roma Capitale e dei dati Ispra 2023.
Il documento fotografa anche lo stato degli impianti intermedi, in particolare quelli di Trattamento meccanico-biologico (Tmb/Tm), evidenziando che non garantiscono l’autosufficienza su base provinciale, mentre questa risulta garantita su scala regionale. La ragione indicata è che alcune province dispongono di capacità di trattamento superiori rispetto al fabbisogno. Resta però una carenza negli ambiti deficitari, dove la domanda supera l’offerta: Roma e Rieti. Per il territorio metropolitano della Capitale il fabbisogno viene stimato in 1.048.840,60 tonnellate annue, a fronte di un’offerta impiantistica pari a 417.000,00 tonnellate, con un saldo negativo di 631.840,60 tonnellate. Per Rieti il fabbisogno è di 25.294,36 tonnellate, con un’offerta pari a zero e un risultato negativo di 25.032,80 tonnellate.
Nella strategia regionale, però, viene indicato che il flusso dei rifiuti indifferenziati non riciclabili di Roma Capitale, dei rifiuti combustibili in uscita dai Tmb nel resto del Lazio e degli scarti combustibili delle raccolte differenziate potrà essere gestito integralmente nei due termovalorizzatori previsti, a partire dall’entrata in esercizio dell’impianto di Roma. Quest’ultimo tratterà 600.000 tonnellate annue di indifferenziato per chiudere il ciclo dei rifiuti della Capitale e ridurre l’impatto ambientale. L’impianto di San Vittore, invece, tratterà 400.000 tonnellate di frazione secca combustibile.
Il Piano stabilisce inoltre, per ogni tipologia di impianto, le distanze minime dai siti sensibili come scuole, ospedali, centri turistici e impianti sportivi. Per le discariche di rifiuti non pericolosi la distanza minima è superiore a 1.000 metri, per quelle dedicate ai pericolosi superiore a 1.500 metri, mentre per gli inerti la distanza deve superare 500 metri. Per gli impianti di recupero energetico, inclusi termovalorizzatori e gassificatori, la distanza minima è oltre 1.000 metri. I Tmb e altri impianti intermedi di trattamento devono essere collocati oltre 750 metri, così come gli impianti per la frazione umida, tra biodigestori e compostaggio. Gli impianti di trattamento e stoccaggio di inerti da costruzione e demolizione devono stare oltre 500 metri; quelli per rifiuti speciali pericolosi oltre 700 metri, e per rifiuti speciali non pericolosi oltre 500 metri. Anche per il recupero tessili e i Raee la distanza indicata è superiore a 500 metri.
Sul capitolo discariche, l’offerta impiantistica prevista dal Piano corrisponde a 2.223.653 tonnellate e consentirebbe, dal 2025 al 2031, di coprire un fabbisogno di flussi a discarica pari a 1.166.599 tonnellate, lasciando una quota residua disponibile per gli anni successivi pari a 751.675 tonnellate, con riferimento ai territori di Viterbo, Latina e Frosinone. A queste volumetrie la Regione prevede di aggiungere quelle relative al territorio della Città metropolitana di Roma: è infatti in corso un provvedimento autorizzatorio unico regionale per l’ampliamento della discarica già esistente per 370.000 metri cubi, corrispondenti a 408.000 tonnellate.
Quanto agli obiettivi ambientali, la Regione punta a un tasso di riciclo del 60% entro il 2030, in linea con le direttive e la normativa statale per l’Italia. Al 2031 il tasso di riciclo arriverebbe al 62,3%, in una traiettoria indicata come positiva verso il 65% al 2035. Per la raccolta differenziata l’obiettivo è il 72,3% entro il 2031. Nel 2023 la differenziata è aumentata, con una media regionale del 55,4%, giudicata però ancora insufficiente rispetto al target regionale del 65%, che secondo il Piano sarebbe raggiunto nel 2028.
