Lo scorso 10 febbraio, i Carabinieri della Compagnia di Pomezia hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino marocchino di 48 anni, già noto alle forze dell’ordine. L’uomo è gravemente indiziato del reato di maltrattamenti contro familiari o conviventi, aggravati dalla reiterazione delle condotte.
L’operazione nasce dalla denuncia sporta dalla moglie, una connazionale di 45 anni, che ha permesso ai Carabinieri della Stazione di Pomezia di ricostruire un drammatico quadro di violenze. Secondo quanto emerso, la donna è stata vittima per lungo tempo di, ingiurie e offese costanti volte a umiliarne la dignità, minacce di morte, proferite con preoccupante frequenza e aggressioni fisiche, avvenute tragicamente anche durante i periodi di gravidanza della vittima.
Alla luce dei gravi indizi di colpevolezza e del pericolo per l’incolumità della donna, i militari hanno richiesto e ottenuto dall’Autorità Giudiziaria di Velletri l’applicazione della misura massima.
L’episodio che ha fatto scattare la reazione della donna convinta a denunciare è stato quando, qualche giorno fa, dopo una lite per via di alcuni documenti che non si trovavano, la stessa si è risvegliata con le mani del marito sul collo. Un tentativo di soffocamento sventato solo dall’intervento delle due figlie minori alle quali l’uomo avrebbe detto che stava solo abbracciando la madre. Dopodiché il 48enne avrebbe detto alla moglie: “Oggi è il tuo ultimo giorno”.
L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia, si è avvalso della facoltà di non rispondere nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Velletri.
