VIOLENZA SESSUALE ALLA TIK-TOKER MINORENNE: CONDANNATO 27ENNE DI LATINA

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Violenza sessuale su una minorenne di 17 anni, concluso il processo a carico del giovane latinense arrestato ad aprile 2024

Si è concluso il processo, davanti al II collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Elena Nadile, nei confronti del 27enne di Latina, Alessio Buda, difeso dall’avvocato Marco Nardecchia. Il giovane, su cui gravano il divieto di avvicinamento alla persona offesa, il braccialetto elettronico e l’obbligo di dimora a Latina, è accusato di violenza sessuale aggravata su minore, una ragazza che sarebbe stata palpeggiata mentre era intenta a fare un video da trasmettere sulla nota piattaforma social “Tik Tok”.

Oggi, 10 febbraio, al termine di una breve requisitoria, il pubblico ministero Simona Gentile ha chiesto di condannare Buda a 6 anni di reclusione. Il Tribunale, al termine della camera di consiglio, ha condannato a 2 anni di reclusione Alessio Buda. Disposti anche l’interdizione dai pubblici uffici e il divieto di lavorare in scuole e strutture frequentati dai minori.

Nelle varie udienze susseguitesi nel processo, a testimoniare una ragazza di origine rumena, amica della vittima che aveva confermato il palpeggiamento di Buda nella parti intime. La ragazza, presente nella serata in cui il ragazzo avrebbe toccato la ragazzo, aveva spiegato in aula che Buda prendeva per le mani la ragazza, facendola volteggiare, fino a quando l’avrebbe toccata nel didietro e sulle parti intime, infilando una mano dentro i leggings. “Io mi misi in mezzo perché lei si mesi ad urlare e lui mi minacciò che mi avrebbe fatto male“.

La vittima del palpeggiamento si sarebbe messa a piangere: “Buda lo conoscevo di vista. Lei lo conosceva meglio. Faceva battute, si vantava, eravamo sotto i portici. Vidi che lui si strusciava e poi avvicinò il suo membro a lei. All’inizio lei non opponeva resistenza“.

Dopo l’episodio, l’amica accompagnò la vittima nella pizzeria dove lavora l’attuale fidanzato ascoltato come secondo testimone di giornata. “La mia ragazza mi disse che l’aveva toccata di dietro e nelle parti intime. Lei piangeva. Dopo l’accompagnai a casa e chiamai Buda“. Nei giorni successivi, il fidanzato chiamò di nuovo il 26enne per chiare: “ma fui insultato, mi diceva di stare attento, che mi avrebbe ammazzato. E poi mi diceva: “rumeno di merda, vengo col ferro e ti sparo”.

Interrogato dal pubblico ministero Valentina Giammaria, lo scorso giugno, il fidanzato della vittima aveva raccontato un altro particolare: “Due settimane fa, Buda è venuto nella pizzeria dove lavoro e mi ha urlato contro per poi andare via. Da quando è successo il fatto, la mia ragazza esce di casa solo di sabato sera. Aspetta che io finisco col lavoro e poi viene con me”.

Il processo aha visto celebrarsi un’udienza dove sono state ascoltate le testimonianze dei Carabinieri che hanno eseguito l’arresto e della ragazza di 17 anni considerata dall’accusa la vittima del comportamento del 25enne.

Dopo l’arresto (ai domiciliari), Buda, interrogato dal giudice per le indagini preliminari, Laura Morselli, aveva spiegato, rispondendo alle domande, di non aver palpeggiato affatto la minorenne, negando ogni addebito. L’arresto del giovane risale al 24 aprile 2024.

Le investigazioni dei Carabinieri avevano avuto origine a seguito della denuncia da parte della vittima, che aveva riferito ai militari dell’Arma di come, dopo aver raggiunto alcuni amici in centro, in Piazzale dei Bonificatori, e iniziato a girare contenuti video per la propria pagina social, era stata raggiunta dal giovane che, cogliendola alle spalle, dapprima l’avrebbe palpeggiata, per poi infilare la mano nei pantaloni. Il giovane l’avrebbe avvicinata quando la minorenne si era allontanata dal gruppo di amici per girare i video e pubblicarli su Tik Tok. È qui che sarebbe scattato l’approccio del 26enne che conosceva solo di vista la ragazza.

Alle resistenze della vittima, che aveva tentato di divincolarsi, l’uomo avrebbe afferrato la ragazza per il braccio tirandola a sé, infilandole una mano sotto la maglietta nel tentativo di palpeggiarla e rivolgendole apprezzamenti volgari. Solo le urla della vittima, che avevano fatto avvicinare altri giovani presenti sul luogo degli eventi, avrebbero fatto desistere dalle sue intenzioni l’uomo, che si era allontanato facendo perdere le proprie tracce.

Una ricostruzione confermata in parte dalla minorenne interrogata a novembre 2024, in aula. La 17enne, infatti, aveva detto che, dapprincipio, il 25enne aveva tentato di infilare le mani nel leggins, dopodiché aveva provato ad alzare la felpa. La ragazza, alla domanda del Pm e dell’avvocato difensore, non aveva però riferito chiaramente di essere stata palpeggiata nelle parti intime.

Nel corso della sua arringa difensiva, l’avvocato Nardecchia ha ricordato che la vittima dei comportamenti di Buda ha fatto picchiare un altro ragazzo dal suo fidanzato sempre per le stesse ragioni, ossia di essere stata abusata: “È lo stesso schema, solo che stavolta la situazione le è sfuggita di mano”, ha spiegato il difensore. L’avvocato, che ha chiesto l’assoluzione e in subordine la riqualificazione del reato in tentativo con il riconoscimento delle attenuanti generiche, ha anche sottolineato che non non è mai stato prodotto il video girato dalla ragazzo che si interrompe in ragione delle mani messe dall’imputato nei suoi leggings.

Prima della requisitoria e dell’arringa difensiva, Buda era stato esaminato davanti ai giudici. Il giovane ha dichiarato che non avrebbe mai toccato la ragazza, non provando attrazione nei suoi confronti e aggiungendo in maniera non consona alle aule del Tribunale: “Non l’avrei toccata neanche con il me…o di un altro”. La tesi dell’imputato è che sarebbe stata la vittima a provare attrazione nei suoi confronti e, al suo rifiuto, anche con parole colorite, la stessa vittima si sarebbe vendicata denunciandolo.

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