Truffa e peculato all’Asl di Latina: la Cassazione si pronuncia sul ricorso dei due veterinari Umberto Scisione e Piero Giuliani coinvolti nell’inchiesta dei Nas
A luglio 2023, due provvedimenti, tramite delibera dell’allora Direttore Generale dell’Asl Silvia Cavalli, licenziano senza preavviso altrettanti dipendenti dell’Asl. Si tratta dei veterinari Umberto Sciscione e Piero Giuliani condannati in primo grado, a ottobre 2022, per truffa e peculato.
L’anno precedente, infatti, il collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesco Valentini, condanna i due veterinari, all’epoca dei fatti contestati in servizio alla Asl di Latina, a 1 anno e 6 mesi di reclusione, più 600 euro di ammenda e le spese processuali. Finiva così la vicenda giudiziaria, almeno in primo grado, per Umberto Sciscione e Piero Giuliani, difesi dagli avvocati Fiore e Ciotti. La Asl, a cui il Tribunale ha riconosciuto il risarcimento per il danno (da quantificare in sede civile), era parte civile assistita dall’avvocato Archidiacono.
Il pubblico ministero Daria Monsurrò aveva chiesto le condanne per Piero Giuliani, originario di Sabaudia, e Umberto Sciscione, di Pontinia: 2 anni e 8 mesi per il primo (accusato anche di peculato), 2 anni e 4 mesi per il secondo.
I due veterinari, secondo l’accusa – in ragione di una inchiesta condotta dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano – tra il 2010 e il 2014 sarebbero stati più volte assenti dal luogo di lavoro, pur risultando presenti per la Asl di Latina: Sciscione, secondo l’accusa, oltre 60 giorni; Giuliani addirittura 215 giorni. Ecco perché avrebbero percepito denaro non lavorando: una truffa nelle ipotesi dell’accusa.
Giuliani era accusato, inoltre, di peculato e abuso d’ufficio per aver utilizzato le auto aziendali a fini privati. Reati che sono sempre stati negati dagli imputati che hanno invece sostenuto che le assenze erano conteggiate dall’Asl di Latina. L’indagine, iniziata nel 2014 dai Carabinieri Nas di Latina, portò al licenziamento dei due medici dall’Asl di Latina. Successivamente Sciscione e anche Giuliani furono reintegrato nell’azienda sanitaria locale. A luglio di tre anni fa, come detto, arriva un nuovo provvedimento di licenziamento.
Ad ogni modo, ci sono altri passaggi di questa vicenda di malasanità: con sentenza emessa in data 23 maggio 2025, la Corte di Appello di Roma, in riforma della sentenza del Tribunale di Latina, appellata da
Umberto Sciscione e Pietro Giuliani, ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, in ordine ai reati per i quali essi avevano riportato condanna in primo grado: per Sciscione, la truffa; per Giuliani, la truffa e il peculato. La Corte d’Appello, infatti, ha confermato le statuizioni in favore della ASL di Latina, costituitasi parte civile.
Contro la sentenza dell’Appello, Sciscione e Giuliani hanno presentato i ricorsi in Cassazione che li ha giudicati inammissibili. Alla base della inammissibilità c’è la prescrizione che non significa assoluzione. Secondo la Cassazione, “i ricorrenti non si confrontano con tali principi e, pur non rinunciando alla
prescrizione, richiedono una valutazione sulla tenuta logica della motivazione a base del giudizio di responsabilità che implica un confronto effettivo con le argomentazioni dei giudici di merito e, quindi, un apprezzamento pieno sui rilievi, anche in rito, formulati con l’atto di appello; valutazione che si pone oltre il perimetro della mera constatazione della prova di innocenza, come peraltro si rileva dal tenore complessivo degli atti oltre che dal portato letterale dei singoli motivi”.
“A diverse conclusioni si sarebbe pervenuti se i ricorrenti – spiegano gli ermellini – non contestando la
pronuncia penale di prescrizione, avessero impugnato la sentenza ai soli effetti civili; in tal caso, l’obbligo di motivazione sarebbe stato verificato – impregiudicato il giudizio penale di prescrizione – ai fini della condanna risarcitoria, secondo i criteri indicati dalle Sezioni Unite”. La Cassazione rigetta, ad ogni modo, la richiesta di liquidazione delle spese avanzata dalla parte civile Asl Latina la quale rimane in diritto di pretendere risarcimento in separata sede civile.
