Uno scenario violento quello descritto in aula dall’ex marito dell’imputata accusata di maltrattamenti in famiglia
È accusata di maltrattamenti in famiglia, aggravati dalla minore età delle figlie, una donna 50enne di Latina che deve rispondere delle sue condotte come imputata nel relativo processo che si svolge dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Francesca Zani.
La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Fevola, è accusata di maltrattamenti in famiglia contro le tre figlie minorenni e l’ex marito il quale, costituitosi parte civile e assistito dall’avvocato Silvia Siciliano, ha testimoniato oggi, 6 febbraio, in aula, interrogato dal pubblico ministero Francesco Caporotundo e dagli stessi avvocati.
L’uomo ha ricostruito la sua vicenda personale, iniziata nel 2007 quando conobbe l’imputata odierna. Una unione dapprincipio felice tanto che sono nate tre bambine, la più grande delle quali oggi ha sedici anni. È nel 2024 che la situazione inizia a degenerare, almeno secondo la versione dell’ex marito. La donna, infatti, già di per sé da un carattere forte, inizia a minacciare e maltrattare tutti in famiglia con frasi piuttosto forti. I fatti a lei contestati, accaduti a Latina, vanno dalla primavera del 2024 al gennaio 2025 quindi i due coniugi si separano e le ragazzine vanno a vivere con il padre.
La casa di campagna dove la famiglia viveva comincia ad essere trascurata: “Era a livello disumano, non ci si poteva più vivere. I divani e le docce erano indecenti, così come i bicchieri di vetro , tanto che le mie figlie bevevano in quelli di plastico. E poi era un continuo di parolacce”. Nel capo d’imputazione sono riportate alcune frasi attribuite alla donna: “Chi vi s’incula, devi morire, me ne vado alle Maldive, famiglia di merda”. Una “cosa indescrivibile”, ha spiegato l’ex marito in Tribunale, sottolineando che tutti i giorni succedevano situazioni di violenza verbale, oltreché a minacciare “mia figlia che si chiudeva in doccia”.
In una delle discussioni tra madre e figlia più grande, l’imputata avrebbe detto: “Falla finita, ti impicco, ti metto sotto terra”. Verso l’altra figlia, invece, la donna avrebbe riservato del vero e proprio “body shaming”, dal momento che la minore era in sovrappeso: “La derideva anche sul fatto che lei ha una difficoltà di apprendimento scolastico”.
C’è di più. La madre avrebbe rivolto alla figlia maggiore anche pesanti allusioni sessuali: “Una volta, mentre stava pulendo delle zucchine, disse a nostra figlia: “Le vuoi le zucchine? Sai che non servono solo a essere mangiate, ma si possono utilizzare anche in altri modi. Le amiche tue lo fanno già”, le diceva e poi faceva gesti sessuali con tanto di gemiti sessuali. E ancora, un altro giorno, altre battute con i piselli che stava maneggiando in cucina: “Lo vuoi il pisello?”, le diceva”.
I riferimenti all’aspetto fisico sarebbero stati una vera e propria ossessione per la donna. Alla figlia avrebbe detto in più circostanze: “Chi ti s’incula, sai frequentare solo rumeni e albanesi”, riferendosi al fatto che aveva amici di scuola anche stranieri.
Quanto all’ex marito, originario di Sezze, la donna avrebbe rivolto di frequente insulti e minacce: “Bastardo, devi crepare, non fai un cazzo”, senza contare le minacce: “Dopo una lite, io dissi che avrei chiamato i Carabinieri e lei mi rispose: “E io chiamo mio fratello e sei morto”. Una frase che terrorizzò l’uomo in quanto la donna è sorella di un noto ex politico pontino, coinvolto in molteplici processi: “Avevo paura perché leggevo sui giornali delle sue frequentazioni con gente criminale”.
Un quadro famigliare compromesso: “Lei mi diceva: ti deve venire un infarto” e in una occasione colpì con uno schiaffo mia figlia”. Secondo il racconto dell’uomo, inoltre, la donna avrebbe lasciato più volte da sole le ragazzine nella casa di campagna dove vivevano. Contro la maggiore delle figlie, l’imputata avrebbe dimostrato più accanimento che con le altre figlie: “La prendevo in giro anche per i brufoli e le diceva: “Così, non ti si inc…a”.
Le figlie avrebbero avuto talmente paura della madre che si lamentavano con il padre ogni volta che non le andava a prendere a scuola: “Mia figlia era terrorizzata dalla madre. Dormiva con il coltello sotto il letto. Quando lo vidi, glielo tolsi”.
Nel corso del contro-esame svolto dagli avvocati, è emerso che tra i due coniugi vi è stata una negoziazione assistita per la separazione e anche la donna ha sporto denuncia per maltrattamenti nei confronti del marito. Una indagine che, però, è stata archiviata.
Finita la testimonianza dell’uomo, ha relazionato in aula la consulente psicologa nominata dalla Procura, Alessia Micoli, la quale ha precisato che nessuna delle due figlie minori, ascoltate da lei in audizione protetta, sono suggestionabili. Pur fortemente stressate, tutte e due hanno dimostrato di essere coscienti e razionali. In sostanza, per la consulente, le due minori, che saranno ascoltate come testimoni il prossimo 16 giugno, sono credibili nei loro racconti e di ciò che la madre avrebbe fatto loro vivere.
