L’Ufficio Urbanistica del Comune di Cori per la seconda volta non ottempera all’ordinanza del TAR
“Non è bastato il primo ammonimento del Giudice Amministrativo verso il Comune di Cori, quando, in presenza di gravi carenze documentali e “mancata presa di posizione motivata” sulla vicenda della villa abusiva di oltre 400 mq costruita al posto di una falegnameria, ammonisce l’Ufficio Urbanistica di fronte a risposte elusive, tardive e mancato inoltro di documenti richiesti.
Infatti, sebbene siano passati ben 8 mesi dalla prima ordinanza del Giudice Amministrativo emessa nel marzo del 2025, la seconda relazione inviata dall’Ufficio urbanistica del Comune di Cori al TAR , appare, se possibile, più elusiva e carente della prima.
Secondo il responsabile dell’urbanistica, molti documenti non sarebbero presenti nel fascicolo edilizio e non sarebbero rintracciabili nei sistemi di protocollazione dell’Ente, eppure sono presenti nella relazione del CTU afferente il procedimento penale che, benché si sia concluso con la prescrizione del reato per decorrenza dei termini, il Tribunale penale ha disposto la confisca dell’immobile e dei terreni annessi.
Non ci sono dubbi per il Giudice del procedimento penale che ci sia stato un cambio totale di destinazione d’uso da produttivo a residenziale del manufatto e del terreno circostante. Infatti, descrive minuziosamente che “il piano terra (che avrebbe dovuto accogliere l’area esposizione e l’ufficio vendita) ed il piano sottotetto (su cui, secondo il progetto assentito, avrebbe dovuto svilupparsi un’ulteriore area espositiva) ospitano, come è palmare, la cucina, il soggiorno, la sala da pranzo e la zona notte, […] il seminterrato risulta evidentemente asservito all’abitazione principale. […] la conformazione tipologica del piano interrato suggerisce l’esistenza di una soluzione chiaramente abitativa: garage con una saracinesca del tutto simile a quella di un’autorimessa privata, scorte di casse di acqua, trattore tagliaerba, sedie pieghevoli; una zona lavanderia con lavatrice ed asciugatrice; un’ulteriore zona in cui si scorgono caminetto (con quadro e soprammobili sulla canna fumaria), parquet, divano e piante ornamentali, arredata, all’evidenza, come un comune spazio residenziale.
Neppure sono stati rinvenuti (nel seminterrato o altrove) attrezzature impiantistiche connesse al ciclo produttivo, né l’installazione di sistemi specifici di smaltimento rifiuti e di approvvigionamento dell’acqua, la predisposizione di sistemi di sicurezza in tema di prevenzione degli incendi e di superamento delle barriere architettoniche ovvero il posizionamento di insegne e cartelloni pubblicitari atti a segnalare la presenza di un’attività produttiva”.
Invece per l’Ufficio Urbanistica del Comune di Corici sarebbe stato “il cambio di destinazione d’uso solo del piano terra senza l’opportuno titolo edilizio”.
Certo è che se il responsabile dell’Ufficio Urbanistica avesse eseguito un sopralluogo, come ripetutamente richiesto dalla minoranza, avrebbe potuto appurare di persona lo stato dei luoghi e non avrebbe relazionato in modo impreciso e generico.
Una delle domande centrali del Giudice Amministrativo attiene al possesso delle autorizzazioni sismica e paesaggistica, e soprattutto se queste siano state ottenute antecedentemente alla realizzazione dei lavori.
Nella prima relazione inviata al TAR, il comune di Cori afferma che il fabbricato le possiede, anche se non è possibile stabilire se siano state rilasciate prima o dopo la realizzazione dei lavori. Ma non allega i documenti, tanto che il Giudice Amministrativo, anche per questo, ammonisce l’Ente.
Nella seconda relazione spunta fuori la documentazione, che, seppure incompleta, attesta che sono state “rilasciate” molto tempo dopo la conclusione dei lavori.
Nello specifico, l’autorizzazione paesaggistica sarebbe stata rilasciata prima dell’acquisizione del parere del Ministero dei Beni Culturali e ben 5 mesi dopo che l’Ufficio Urbanistica e la Polizia Locale di Cori aveva effettuato il sopralluogo che rilevava la realizzazione della struttura e di gran parte degli impianti.
Per quanto riguarda invece l’autorizzazione sismica, l’Ufficio Urbanistica si ostina a sostenere che il progetto non è tra quelli sottoposti a controlli a campione da parte della Commissione Sismica.
Così non è, tanto che esiste un copioso carteggio con il Genio Civile che, a fronte di varianti in corso d’opera del progetto per la falegnameria, richiede, fino al 2017, chiarimenti e integrazioni senza ottenere risposte, tant’è che archivia il procedimento senza rilasciare alcuna autorizzazione.
Risulta però singolare l’esistenza di un’autorizzazione sismica datata 2018, richiamata nella CTU del procedimento penale, della quale non si conoscono né i documenti connessi alla richiesta né il contenuto dell’autorizzazione stessa.
Sta di fatto che anche questa fantomatica autorizzazione sarebbe intervenuta ben dopo la conclusione dei lavori, risalente certamente al 2016 in quanto negli atti del Procedimento Penale un testimone afferma che nel Natale del 2016 la famiglia del proprietario abitava l’immobile “falegnameria” e qualche mese dopo, nel febbraio 2017 vi ottiene persino “regolare” residenza.
Nel 2018 il direttore dei lavori nomina il collaudatore il quale, un anno dopo la perizia del CTU disposta dal Giudice penale e due mesi prima del sequestro preventivo dell’immobile, certifica il collaudo statico. Il collaudatore sostiene di aver realizzato ben quattro sopralluoghi nel 2015, ben tre anni prima dell’incarico. Fa riferimento all’autorizzazione sismica, prima ammettendo che ne esiste una del 2018 e poi asserendo che la pratica risulta decaduta per la mancanza di produzione in tempi utili della documentazione richiesta. Sull’esecuzione dei lavori certifica che sono stati realizzati da una ditta diversa da quella indagata nel giudizio penale.
In compenso, dichiarando di aver effettuato l’ultimo sopralluogo il 22 novembre 2018, vale a dire il giorno prima del decreto di sequestro preventivo, nulla dice sullo effettivo stato dei luoghi e precisamente di una villa di 3 piani in luogo di un insediamento produttivo.
Insomma, tutte certificazioni molto “strane”. Ancora di più appare “incomprensibile” il fatto che l’Ufficio urbanistica non abbia rilevato tali “stranezze” nel Certificato di Collaudo Statico.
Altro elemento “strano” riguarda la dichiarazione contenuta nell’ultima relazione inviata al TAR in risposta alla richiesta di “ragguagli sulla perdurante efficacia della sentenza penale che ordina la confisca al passaggio in giudicato della sentenza”.
In questo caso l’Ufficio Urbanistica ha ritenuto di precisare che “sta verificando la procedura amministrativa da adottare al fine di dare seguito alla sentenza”.
Sul punto non possiamo che attendere di conoscere le determinazioni che il Comune riterrà di voler assumere in merito. Certamente lascia perplessi l’ influenza della politica sui comportamenti degli Uffici Comunali in questa vicenda”.
Così, in una nota, i consiglieri comunali d’opposizione, Germana Silvi, Aristide Proietti e Evaristo Silvi.
