“Questa mattina abbiamo appreso dalla stampa che il Sindaco Leccese parla di “agguato istituzionale” nei suoi confronti. Da parte di chi? Della Segretaria Generale che aveva il microfono aperto? E che sarebbe persino ipotizzabile, a detta sua, un reato per la riproduzione della registrazione del video. Ieri invece un’altra nota seppur di tutt’altro colore: “reazione umana per rappresentare il disappunto” – “il ragazzo ha perso il controllo”.
Da due giorni ormai si cerca in tutti i modi di capovolgere la realtà e di minimizzare cancellando quanto di vergognoso accaduto in Consiglio comunale. Si cerca disperatamente di risolvere la questione in uno “scontro”, in un “diverbio”. Il Sindaco Leccese deve spiegare ai cittadini di Gaeta a quale concessione, perché di tale si presume parlasse, si riferiva quando ha dichiarato “io a quel chiosco lì gliela levo proprio”. E’ questo il senso più grave e preoccupante che emerge e che senza una un vero chiarimento getta ombre pericolose sulla trasparenza del sistema di rilascio delle concessioni.
Soprattutto se coniugato all’”impegno scritto” citato dal Consigliere Matarazzo in relazione al suo voto favorevole o di astensione imprescindibile comunque a mantenere il numero legale per approvare il PUA. Dal punto di vista del Consigliere Matarazzo si evince che l’impegno scritto era legato unicamente al mantenimento del numero legale e al suo voto di astensione, mentre secondo il Sindaco Leccese al voto favorevole tant’è che afferma “Se non lo voti, io non mi impegno”.
E se l’impegno si traducesse nella concessione? E’ un’interpretazione, ma di un diverbio che si conclude proprio con la minaccia del ritiro di una concessione di un chiosco se il Consigliere non avesse votato come richiesto dal Sindaco. E’ stato, quindi, promesso o preteso, a seconda delle parti, un voto di astensione o favorevole per la concessione oppure per la revoca della stessa di un chiosco? Recitare oggi la parte di chi afferma che si è trattato di un disappunto legato ad una votazione è un comportamento da vigliacchi.
Chiedere la verità non è “danneggiare la reputazione del Sindaco”, già pesantemente lesa a nostro avviso, come è stato detto ma è quanto più si può pretendere per restituire un minimo di dignità all’assise comunale. Il Sindaco Leccese ha l’obbligo di chiarire per intero la vicenda iniziando a svelarci a quale concessione e di quale chiosco si riferiva”.
Così, in una nota, Simone Avico, Movimento 5 Stelle Gaeta.
