Accordo “copromino” ai microfoni accesi del Consiglio Comunale, PD: “Il PUA puzza e ora si capisce di cosa”
È impressionante lo scontro avvenuto tra il Sindaco Leccese e il Consigliere Matarazzo. Non solo per le parole cariche di intenti minatori e gli atteggiamenti mitomani, ma soprattutto per il “succo” del contendere che sarebbe più corretto definire “PERCOLATO”.
Il Consigliere di maggioranza, nei suoi precedenti interventi, narra di spiagge decisamente libere da “opere dell’uomo”, dove si possa andare al mare senza che alcuno lucri su tale risorsa. In questo suo “multiverso”, il Consigliere dimentica di quale Comune sia rappresentante: una cittadina che ha fatto della spiaggia la propria principale risorsa economica e turistica.
I consiglieri di minoranza del Partito Democratico hanno chiarito nei loro interventi come procedere prima dell’approvazione del P.U.A. Il piano avrebbe potuto incontrare una convergenza unanime se fosse stata considerata un’analisi più cautelativa: scorporare dal conteggio del 50% degli arenili (destinati a uso pubblico) le aree già interdette da enti sovracomunali per problemi geologici. Ciò avrebbe permesso di ammorbidire l’intensità di sfruttamento della risorsa spiaggia e, contemporaneamente, di aumentare le superfici destinate alla libera fruizione.
Come mai il Consigliere Matarazzo non ha appoggiato questa opportunità, se aveva tanto a cuore il libero accesso all’arenile?
Lo scopriamo a microfoni (quasi) spenti. Avvicinatosi al banco della presidenza per un colloquio con il Sindaco, Matarazzo rivendica la sua posizione di “disappunto costruttivo” o “astensione co-procedurale”. Qualcosa, però, passa attraverso i microfoni accesi: quello che potremmo definire un “Accordo Copromino”.
Sembra infatti che, attraverso accordi addirittura scritti, il Consigliere Matarazzo si fosse garantito la libertà di astenersi, assicurando però la propria presenza per garantire il numero legale necessario ad approvare il punto. In cambio, il Sindaco si sarebbe dovuto impegnare a garantire tratti di arenile a fruizione gratuita (come se fosse una sua prerogativa discrezionale).
Ma, a sorpresa, il Sindaco non sembra esserci stato o non sembra sapere nulla di questo impegno, tanto da apparire intenzionato a rinviare l’approvazione. A quel punto il Consigliere incalza con una prova di “autonomia e dignità”, citando un fantomatico soggetto che sovrasterebbe le dinamiche di maggioranza (che chiameremo per fantasia “Cosimino”): costui gli avrebbe garantito tutto, purché l’impianto del piano rimanga intatto.
Il Sindaco, però, non ci sta: “se voti rimangono gli accordi, altrimenti si fa senza”. In preda all’avvilimento per queste dinamiche preconfezionate da “Cosimino”, il primo cittadino si lascia andare a frasi minatorie e atteggiamenti che preferiamo non riportare: noi del Partito Democratico siamo tra i pochi a tenere ancora alla dignità del ruolo istituzionale.
Quei microfoni si sono trasformati in ventilatori che hanno sparso per la città il fetore di accordi privati al ribasso, manovre predatorie e intrighi oscuri. Granelli di sabbia che si trasformano in moneta suonante. Soldi che hanno l’odore della libertà e della dignità di un Consiglio Comunale soffocato da interessi economici e trame politiche. Agli atti resta solo la puzza di quel “percolato” chiamato PUA.
