Latina, giudicato il ventenne arrestato a maggio per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente
Aveva risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Laura Morselli, il giovane di 20 anni arrestato, a Latina, a maggio scorso, nei pressi delle case popolari “Arlecchino”. Il giovane, difeso dall’avvocato Angelica Difino, non aveva negato di aver spacciato per conto di qualcuno (senza specificare un nome) nella zona interessata dai controlli delle forze dell’ordine.
L’arresto era avvenuto nel corso della serata del 16 maggio, quando i Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Latina avevano tratto in arresto il 20enne, Safieddine Smida, di origine tunisina e già noto alle forze di polizia, per il reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente.
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Nello specifico, i Carabinieri, nell’ambito del monitoraggio delle aree di interesse investigativo, coinvolte dall’attività di spaccio di sostanze stupefacenti, avevano proceduto, nei pressi delle case popolari “Arlecchino”, a Latina, al controllo del 20enne che, sottoposto a perquisizione, era risultato essere in possesso di oltre 30 grammi di cocaina, suddivisa in 64 dosi, in confezioni di cellophane termosaldate.
La droga era stata sequestrata e sottoposta alle analisi di laboratorio, quantitative e qualitative. L’arrestato, espletate le formalità di rito, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, era stato tradotto presso la Casa Circondariale di Latina.
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La zona delle case “Arlecchino”, tra via Guido Rossa e Via Galvaligi, rimaneva, all’epoca dell’arresto del tunisino, molto attenzionata dalle forze dell’ordine. L’arresto avvenne a pochi mesi dalla stagione delle cosiddette bombe, arrivata all’apice per volere dei ras delle Arlecchini, Mattia e Yuri Spinelli, recentemente destinatari delle ordinanze di custodia cautelari in carcere proprio per tre degli attentati che hanno scosso la città di Latina.
Oggi, 28 gennaio, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, ha condannato col giudizio abbreviato Smida. Una pena piuttosto rilevante: 5 anni di reclusione, più alta della richiesta formulata dal pubblico ministero Giuseppe Aiello che si era fermata a 4 anni. Scontato il ricorso in Appello da parte della difesa.
