ESTORSIONE E DROGA, CHIESTE PENE PESANTI PER MASTRACCI E UN COMPLICE

Gianfranco Mastracci
Gianfranco Mastracci

Estorsione e spaccio di sostanze stupefacenti a Latina: si è concluso il processo di primo grado a carico di Mastracci e un complice

Ancora non concluso il processo dinanzi al primo collegio del Tribunale di Latina, presieduto dal giudice Eugenia Sinigallia, a carico di Gianfranco Mastracci, difeso dall’avvocato Sandro Marcheselli e del complice Pietro Zucconi, assistito dall’avvocato Ernesto Renzi.

Il pubblico ministero Simona Gentile, a della al termine della sua requisitoria, ha chiesto la pena di 7 anni e 8 mesi per Mastracci, più 6.200 euro di multa, e 6 anni e 8 mesi per Zucconi, più 5.200 euro di multa.

Nella scorsa udienza del 14 maggio, la paura si leggeva nei “non ricordo” del testimone e in un’amnesia generalizzata sulle vicende che lo avevano visto vittima di un taglieggiamento avvenuto a Latina tredici anni fa, nel 2013. A recitare la parte dell’aguzzino sarebbe stato il pluripregiudicato Gianfranco Mastracci, sin da minorenne nei quadri della malavita pontina e coinvolto attualmente in un altro processo con l’accusa di aver strappato a morsi un orecchio a un pusher del capoluogo.

Nel processo odierno, in cui venivano contestati l’estorsione e lo spaccio al 41enne Mastracci e al coimputato 35enne Pietro Zucconi, lo scorso 14 maggio era andata in scena la testimonianza della parte offesa, un ragazzo trentenne che diceva di ricordare poco o niente nonostante due denunce presentate ai Carabinieri. Solo per una di esse, il ragazzo diceva di ricordare appena qualcosa: “All’epoca facevo uso di sostanze stupefacenti, ho memorie annebbiate”. Per tali dichiarazioni parziali, il pm ha chiesto di inviare gli atti in Procura per falsa testimonianza. Stesso destino per un altro testimone ascoltato nel corso del processo. Una falsa testimonianza messa in discussione dall’avvocato difensore Sandro Marcheselli, in ragione del fatto che Mastracci, più in carcere che fuori negli ultimi anni, non avrebbe potuto intimidire la vittima. Difensore che aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi d’accusa, compreso quello per cui la stessa vittima aveva confermato l’acquisto di hashish e marijuana da Mastracci. Un reato prescritto. Stessa richiesta di prescrizione per la cessione di 2 grammi di cocaina e per l’accusa di violazione di sorveglianza speciale.

Il testimone-vittima era stato interrogato dal pubblico ministero Martina Taglione che aveva cercato di ricostruire la vicenda che lo aveva coinvolto, pur scontrandosi con la mancanza di memoria di una vittima visibilmente turbata.

La storia è quella di un debito di droga, una vicenda molto simile a quella che ha visto coinvolto, sempre nella parte del carnefice, Gianfranco Mastracci, in un processo molto più noto, denominato “Alba Pontina”. Lo schema è sempre lo stesso: vendita della droga, credito contratto e inizio dell’incubo per il debitore minacciato.

Il trentenne, vittima dell’estorsione, viene presentato a Mastracci da un ulteriore amico. I due comprano dal 40enne pluripregiudicato (già all’epoca) un po’ di marijuana, in realtà una quantità che ammonta a circa 400 euro di costo. Danno un acconto di 100 euro, dopodiché, non riuscendo a pagare il resto in un tempo limitato, vengono minacciati da Mastracci. Il 40enne, in realtà, se la prende con il testimone odierno. Prima minaccia di rompergli le gambe, successivamente lo costringe ad aprire una poste pay a suo uso e consumo, poi gli propone di simulare un incidente, fratturarsi una gamba e dargli i soldi del risarcimento pagato dall’assicurazione.

Prima dell’escalation di “proposte” e “promesse”, il debito da 400 euro lievita a 1000 euro, per decisione di Mastracci stesso. Di certo, nella testimonianza confusa della vittima, c’è l’acquisto della droga. Poi, più niente: il trentenne non ricordava praticamente nulla. Poco delle dichiarazioni rese alle forze dell’ordine, anche meno delle denunce presentate da lui stesso. “Ho presentato una denuncia perché mi hanno costretto”, spiegava il testimone. “Costretto da chi?”, gli chiedeva il pubblico ministero. “Dai miei genitori”.

Il 26 novembre 2013, strozzato dalle continue richieste, il trentenne accetta di attivare una poste pay che Mastracci può utilizzare a suo piacimento. Dopo poco, la vittima denuncia lo smarrimento della carta poste pay. Precedentemente, il trentenne riceve una telefonata da un ragazzo che gli chiede di poter avere alcuni soldi indietro: era stato truffato e l’annuncio online “farlocco” recava il suo numero telefonico.

La carta poste pay era stata utilizzata per ricevere i soldi della truffa. Solo dopo averlo scoperto con la telefonata del truffato, il testimone blocca la carta e denuncia lo smarrimento ai Carabinieri di Latina Scalo. Esce fuori che, in cambio dell’attivazione della carta, Mastracci avrebbe ridotto al giovane il debito da 1000 euro a 600 euro. Il problema è che, come per la stragrande maggioranza dei particolari della storia, il testimone diceva di non ricordare nulla. Tabula rasa. E non ricordava neanche di aver specificato nella denuncia di essere stato terrorizzato dal suo aguzzino. La ragione dell’amnesia è sempre la stessa? “All’epoca utilizzavo Mdma, erba e cocaina”.

Il processo, rinviato per brevi repliche del pubblico ministero, si concluderà il prossimo 11 febbraio.

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