Majocchi (PD): “Tra divieti episodici e mancanza di visione, Latina continua a intervenire sui comportamenti invece di progettare la città”
“Il dibattito di questi giorni sulle biciclette nell’isola pedonale mette in luce un limite ormai ricorrente nelle politiche urbane locali: si continua a intervenire sui singoli comportamenti senza interrogarsi sul modello di città. Limite di cui certo governo alla guida di Latina pare essere innamorato.
La sicurezza dei pedoni è un obiettivo ovvio e condiviso. Proprio per questo sarebbe il caso di uscire da formule qualunquistiche e iniziare a discutere seriamente di come le politiche urbane producano sicurezza reale, non soltanto dichiarata. Il punto è un altro: come una città governa la mobilità, che non è una questione tecnica o marginale. La mobilità riguarda lo spazio pubblico, l’accessibilità, il commercio di prossimità, la qualità della vita quotidiana e, non da ultimo, la stessa sicurezza.
Facciamo allora un passo indietro. Siamo ancora in attesa dell’approvazione finale del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), uno strumento di pianificazione complessiva che dovrebbe servire proprio a questo: definire una visione, stabilire priorità, distinguere contesti, orari e usi diversi dello spazio urbano. Eppure, quando si arriva alle decisioni concrete, come quella in oggetto, quella cornice sembra scomparire. Si procede per interventi isolati, a singhiozzo, senza dati pubblici, senza numeri, senza una valutazione complessiva degli effetti. Viene allora spontanea una domanda: a cosa è servito discutere del PUMS, che forse pochissimi hanno realmente letto?
E così oggi (ma poteva essere un giorno qualsiasi) discutiamo di un divieto generalizzato sulle biciclette in una porzione minima della città, l’isola pedonale, come se il tema della mobilità urbana si esaurisse lì. Fotografia molto triste quanto indicativa. Un approccio riduttivo e, soprattutto, arretrato. Nelle politiche urbane contemporanee, ovunque, la regolazione della mobilità parte da una gerarchia degli spazi, dalla distinzione degli usi, dalla convivenza tra funzioni diverse. I conflitti non vengono eliminati per ordinanza: vengono governati.
Nelle città che hanno imboccato questa strada – anche in Italia, tra l’altro – la bicicletta non è mai trattata come un problema da rimuovere, ma come una presenza da governare con intelligenza: distinguendo, ad esempio, tra transito e conduzione a mano, prevedendo fasce orarie, accompagnando le regole con controlli reali e continui. E, chiaramente e soprattutto, ragionando su come implementare la ciclabilità. Qui, invece, la mobilità sostenibile viene evocata quasi sempre in negativo, come sottrazione e divieto. Basta leggere giornali ed interventi pubblici. Mai come progetto, mai come costruzione di alternative. Viene allora da chiedersi perché non si voglia uscire da questa dimensione banale e rinunciataria delle politiche urbane e perché Latina continui a collocarsi fuori dai più normali processi di sviluppo e dalle esperienze più avanzate di innovazione urbana. Una città che si appresta a vivere i suoi primi cento anni non può permettersi questa impostazione così provinciale e chiusa.
Vietare indistintamente, inoltre, è spesso il segno di una scorciatoia amministrativa. Andrebbe richiamata, anche in questo caso, la distinzione tra singoli provvedimenti e vere politiche pubbliche. Una scelta che, peraltro, rischia di rivelarsi del tutto inefficace in assenza di controlli adeguati, come oggi accade. Forse sarebbe proprio da qui che bisognerebbe ripartire, come è stato correttamente sollevato in Commissione da diversi colleghi. Insomma, comunque la si veda, quanto emerso lascia non pochi dubbi.
Postilla.
Poiché non manca mai chi accusa l’opposizione di essere poco costruttiva, mi permetto di ricordare un elemento nel merito di questa discussione. Nelle more dell’approvazione del PUMS, il Partito Democratico ha presentato 41 osservazioni puntuali, nel merito e supportate da contributi tecnici, ormai oltre un anno fa. A quelle osservazioni non è mai stata data risposta. Anche questo è un segnale di scarsa considerazione istituzionale e politica.
Non solo. Alcuni mesi prima abbiamo presentato pubblicamente alla città – e anche all’amministrazione e ai suoi uffici – una proposta organica di riordino del trasporto pubblico locale, orientata a una maggiore efficienza del servizio: l’80 per cento delle corse entro i 15 minuti, come avviene in molte città europee, ottenibile attraverso una razionalizzazione dei percorsi oggi ancora eccessivamente lunghi, frammentati e in parte desueti (con conseguente spreco di risorse pubbliche). Una proposta accompagnata da numeri, mappe e simulazioni. Anche in questo caso, purtroppo, nessuna risposta.
Finché si continuerà a intervenire in modo frammentario, si continuerà a guardare il dito.
E la luna – una mobilità urbana moderna, sicura e inclusiva – resterà fuori fuoco.
Così, in una nota, Leonardo Majocchi, Consigliere comunale – Partito Democratico
