Omicidio di Aurora Livoli, il giudice per le indagini preliminari firma l’ordinanza di custodia cautelare in carcere per Emilio Valdez Velazco
“I fatti acclarati si connotano per modalità esecutive di elevata gravità” in quanto ha “agganciato” Aurora Livoli poco dopo essersi reso “protagonista” di un’altra aggressione di “inaudita violenza verso altra giovane donna”. Emilio Gabriel Valdez Velazco ha avvicinato Aurora “all’interno della stazione della metropolitana” con modi “convincenti, facendosi forte non solo della rilevante differenza di età ma, con tutta verosimiglianza, dello sfruttamento delle condizioni personali di inferiorità della 19enne, che ha poi ucciso. Aurora “si era allontanata da casa già da parecchi giorni, che non risulta che ella avesse a Milano un punto di riferimento o una dimora” a cui si aggiunge una fragilità psicologica.
È quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip del Tribunale di Milano, Domenico Santoro, nei confronti di Emilio Gabriel Valdez Velazco, il peruviano di 57 anni accusato dell’omicidio. L’uomo si trovava già in carcere dal 30 dicembre per una tentata rapina a una connazionale, anche lei di 19 anni, incrociata sempre alla stazione Cimiano della metropolitana. Episodio questo ritenuto la “riprova di una escalation di violenza che non può che destare elevatissimo allarme”.
L’uomo stamani, 19 gennaio, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, si è avvalso della facoltà di non rispondere avendo già reso confessione davanti al pm Antonio Pansa, titolare del fascicolo con Letizia Mannella. Il suo avvocato difensore, Massimiliano Migliara, ha chiesto alla Procura la riunione delle due inchieste ritenendo i fatti “susseguenti”.
Per il gip Santoro “le caratteristiche e le modalità dell’azione compiuta appaiono, in questa primissima fase delle indagini, tutte chiaramente assistite da un grave quadro indiziario della volontà omicida” e secondo il giudice, “non ha palesato alcuna forma di considerazione nei riguardi della giovane vita da poco soppressa” e nemmeno ha mostrato un “pentimento” durante l’interrogatorio.
In conclusione, considerando i diversi precedenti per aggressioni ad altre donne “a riprova di un’escalation di violenza che non può che destare elevatissimo allarme” è “evidente il concreto e attuale pericolo che, ove non sottoposto a misura, l’indagato possa commettere ulteriori gravi reati della stessa specie di quelli per cui si procede”. Un “pericolo”, scrive il giudice, “non solo attuale ma nella sua massima e più grave estensione”.
