I CHIOSCHI INGUAIANO L’AMMINISTRAZIONE MOSCA: TUTTE LE MANOVRE DI SECCI (FORZA ITALIA). CHIESTO L’ARRESTO ANCHE PER I DUE TECNICI

/
Giovanni Secci
Giovanni Secci

Il sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, ha chiesto l’arresto di Giovanni Secci, vicesindaco di Sabaudia e assessore al turismo, nonché segretario di Forza Italia a Sabaudia.

L’inchiesta riguarda alcune attività amministrative, collegate ai chioschi sul lungomare della città delle dune. Risultano indagate altre tre persone, tra le quali anche il sindaco di Sabaudia Alberto Mosca, e due tecnici del Comune coinvolti nelle procedure contestate. Il prossimo 20 gennaio sono stati fissati gli interrogatori preventivi davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, che dovrà decidere sulla richiesta di arresto.

Ad essere contestato è il reato di turbativa d’asta e l’arresto ai domiciliari è stato chiesto per l’esponente di Forza Italia Giovanni Secci (62 anni) e i due tecnici dell’Ente: Giuseppe Caramanica (56 anni) e Elisa Cautilli (45 anni), rispettivamente Dirigente area casta tecnica e capo settore del demanio marittimo del Comune di Sabaudia.

Peraltro, Caramanica è stato imputato nel processo derivante dall’indagine “Sistema Formia 2”, dal quale è uscito indenne grazie alla prescrizione, a cui ha rinunciato solo l’ex sindaco di Formia, Sandro Bartolomeo.

Leggi anche:
SABAUDIA: ALL’AREA TECNICA ARRIVA IL DIRIGENTE A PROCESSO CON L’EX SINDACO DI FORMIA

L’indagine, affidata alla Guardia di Finanza e ai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi che sono finiti ad un unico imprenditore, Fabrizio Gallo, la cui aggiudicazione è stata poi revocata dal Comune stesso.

Una decisione, quella del Comune, che ha già visto soccombente l’ente davanti al Tar di Latina. Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle gare di assegnazione dei chioschi, così da imporre all’aggiudicatario condizioni tassative per il pagamento che non era previsto nel bando di gara. Tali condizioni hanno generato la decadenza dell’assegnazione, favorendo i secondi classificati che hanno gestito i chioschi nella stagione balneare appena passata.

In seguito a un ricorso presentato al Tribunale Amministrativo di Latina, il ristoratore estromesso dalla gestione delle aree demaniali si è visto accogliere il ricorso. Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio sezione staccata di Latina (Sezione Prima) ha accolto il ricorso e annullato il provvedimento di decadenza adottato in data 1 luglio 2025 e la presupposta diffida del 27 giugno 2025, nonché gli atti ad essi conseguenti. Al contempo, era scattata l’indagine penale che rischia di produrre conseguenze politiche molto importanti in Comune che viene già da un passato terremoto giudiziario.

Leggi anche:
CONCESSIONE CHIOSCO A SABAUDIA, TAR: COMUNE NON POTEVA FAR DECADERE GALLO

Secci, Caramanica e Cautilli devono rispondere, come detto, di turbativa d’asta, in quanto, con l’emanazione delle determinazioni n. 726 del 2 aprile 2025, n. 755 del 3 aprile 2025 e con la deterrnina n. 980 del 2 maggio 2025, tutte a firma di Caramanica, contenenti previsioni e prescrizioni, avrebbero favorito l’aggiudicazione a soggetti legati da rapporti familiari con i precedenti concessionari, già decaduti a seguito dell’accertamento di violazioni urbanistiche ed ambientali. Ci sarebbero, inoltre, conflitti d’interessi professionali, in quanto Secci ha avuto il ruolo di il tecnico redattore dei progetti dei chioschi per tre ditte individuali.

Secondo l’accusa, questi favoritismi e il conflitto d’interessi avrebbe consentito agli operatori balneari risparmi economici relativi alla installazione delle strutture oggetto delI’affidamento potendo, di fatto impiegare moduli già utilizzati dai precedenti gestori, oltreché a previsioni e prescrizioni finalizzate a scongiurare la partecipazione e l’aggiudicazione di soggetti estranei al contesto locale.

Tali prescrizioni sarebbero consistite nel prevedere l’installazione di moduli corrispondenti, nelle dimensioni e nelle caratteristiche costruttive a quelli già nella disponibilità dei precedenti concessionari decaduti, sebbene, in sede di conferenza dci servizi, fosse stato indicato, di concerto con gli enti pubblici partecipanti, come modello da recepire nel bando di gara il cosiddetto “chiosco tipo” avente caratteristiche oggettive predeterminate.

Un’altra agevolazione si sarebbe concretizzata con la modifica, tramite determinazione n. 980 del 2 maggio 25 (con cui si prorogavano i termini di partecipazione alla gara), emanata a seguito di un incontro avvenuto lo scorso 30 aprile ’25, mentre era ancora in corso la procedura pubblica di affidamento delle aree di costa dove allocare i chioschi, dal Sindaco Alberto Mosca su richiesta del Presidente della Società Cooperativa “Chioschi Mare”, Marco Dell’Omo, le precedenti determinazioni, le numero 726 e 755, prevedendo con l’apporto culturale di Secci il prolungamento dell’orario giornaliero di chiusura delle attività di ristoro, da scinderlo da quello relativo all’assistenza balneare e al noleggio degli ombrelloni nonché la concessione temporanea di un’area demaniale sull’arenile dove custodire le attrezzature balneari. Tale contesto determinava la partecipazione alla gara di tre ditte individuali costituite tutte nello stesso giorno: il 6 maggio ’25. All’interno c’erano persone legate da rapporti di parentela con i precedenti concessionari poi decaduti.

Per gli inquirenti, inserendo nel disciplinare tecnico, le condizioni secondo cui, essendo pendente un ricorso al Consiglio di Stato da parte dei precedenti concessionari con riguardo alla decadenza del titoli relativi a sei piazzole, il Comune di Sabaudia si riserva di sospendere a revocare la procedura oppure dichiarare nulla o decaduta l’assegnazione in considerazione del predetto contenzioso senza che i concorrenti possano pretendere indennità, compensi o risarcimenti.

Nel caso, i nuovi assegnatari dovranno liberare la piazzola loro assegnata entro e non oltre il termine perentorio di cinque giorni dalla notificazione della revoca e/o decadenza del titolo autorizzativo rilasciato, scongiurando la partecipazione di concorrenti che avrebbero dovuto investire, per la realizzazione delle opere oggetto della procedura, nuovi capitali rispetto a chi già possedeva le strutture.

Gli indagati, inoltre, avrebbero fatto così decadere, in data 1 luglio, l’imprenditore “straniero” Fabrizo Gallo, operatore commerciale di Latina (e, quindi, estraneo al contesto locale), nel frattempo aggiudicatario di cinque delle otto piazzole, con provvedimento formalmente sottoscritto da Caramanica, sulla base di argomentazioni pretestuose e false come, ad esempio, l’asserito mancato pagamento integrale del canoni di occupazione del suolo pubblico, intimatogli con nota del Comune datata 26 giugno, entro le ore 12.00 del 30 giugno 25.

In questo modo, sarebbe stato consentito che le aree finissero ai soliti noti, legati in rapporti di parentela con i vecchi aggiudicatari.

Un vero e proprio sistema di favoristimi e parentele, nell’ipotesi della Procura di Latina, sarebbe stato, quindi, quello messo in piedi dal vicesindaco e dai due tecnici comunali, tanto da coinvolgere anche il sindaco Alberto Mosca, in una città, quella delle Dune, già traumatizzata dall’ultima amministrazione Gervasi spazzata via da una inchiesta giudiziaria. Una gara, quella per i chioschi, che era stata fortemente dibattuta dall’opposizione e anche in consiglio comunale.

Sarebbe stato Secci a insistere, nel corso di una riunione in cui era presente il Sindaco Mosca e anche la Presidente dell’Ente Parco del Circeo, Emanuela Zapponi, per chiedere al medesimo ente un parere per le strutture chiosco da installare nelle piazzole di sosta. Parere che tenesse conto della sola nota descrittiva la quale prevedeva il rispetto dei limiti previsti dal Pua (Piano Utilizzazione Arenili): chioschi, quindi, di 100 metri quadrati di cui 40 chiusi e 60 di zona d’ombra. Tutto senza un elaborato progettuale dei chiosci, con la scusa di velocizzare le pratiche.

Una proposta, quella di Secci, avversata dal direttore dell’Ente Parco, Stefano Donati e da un tecnico del medesimo ente. Fatto sta che Secci, avendo trovato muro da parte dell’Ente Parco, avrebbe portata dalla sua sia il Sindaco che il tecnico Caramanica: ai partecipanti la gara, non sarebbe stata così preclusa la possibilità di installare chioschi diversi da quelli che rispettavano l’elaborato progettuale. Secondo gli inquirenti, Secci sapeva che molti chioschi già esistenti non la rispettavano, motivo per cui si sarebbe speso con tanta insistenza.

La Procura ne è convinta: Secci è il riferente politico e tecnico degli operatori economici dichiarati decaduti, in quanto destinatari della possibilità di installare in piazzole di sosta strutture non vincolate a un elaborato progettuale.

Il comportamento e gli atti dei tecnici Caramanica e Cautilli, con tanto di disciplinare tecnico favorevole, avrebbe agevolato i vecchi gestori che si sono aggiudicati il bando con imprenditori interposti. Peraltro chi si aggiudica i chioschi è legato da rapporti di parentela con i gestori decaduti: ci sono i due coniugi nella prima piazzola, un nipote nella seconda piazzola, un figlio nella terza. La quarta piazzola sarebbe stata aggiudicata un personaggio inserito nel direttivo di Forza Italia a Sabaudia. E ancora: nella quinta piazzola si trova il fidanzato della figlia dei vecchi gestori; nella sesta, c’è una dipendente di una ditta decaduta che fa parte della nuova srl aggiudicataria; infine, nella settima, la nuova aggiudicataria è cognata della donna che gestiva l’attività decaduta.

Diverse le modifiche al disciplinare tecnico che permettono ai favoriti di ottenere le piazzole e mantenere. Ad esempio laddove vi era una violazione che prevedeva la decadenza, veniva cambiato il periodo con “il mancato rispetto delle suddette prescrizioni comporterà l’applicazione di sanzioni e/o ammonizioni da parte degli organi deputati al controllo così come la reiterata violazione delle stesse, ai sensi delle normative nazionali, regionali e comunali vigenti in materia di edilizia, ambiente, demanio marittimo, pubblica sicurezza, igiene e commercio ai sensi del regolamento comunale vigente”.

Quando, ad aggiudicarsi cinque piazzolte su otto, è stato l’imprenditore di Latina, Fabrizio Gallo, avulso dal contesto di Sabaudia, è nato un contrattempo a quella che gli inquirenti definiscono una pianificazione “scientemente attuata”. Gallo, come detto, viene fatto decadere con condizioni capestro e subito il Comune di Sabaudia passa all’assegnazione dei chioschi ai secondi classificati che hanno gestito le attività da luglio e per tutta la stagione balneare sul lungomare.

Leggi anche:
CHIOSCHI SUL LUNGOMARE DI SABAUDIA, TUTTI I DUBBI DELLA MINORANZA

Peraltro, Gallo sarebbe stato rassicurato dagli stessi sindaco e vice sindaco di Sabaudia a rateizzare il pagamento del canone di occupazione in più rate. Era il 12 giugno, Gallo incontro l’amministrazione e viene rassicurato; dopo due settimane, si trova costretto a pagare, su diffida dell’Ente, nel giro di pochi giorni il canone, pena la decadenza. Decadenza che, infatti, si concretizza.

A mettere il bastone tra le ruote ai favoritismi su spiaggia, ci si mette anche la Capitaneria di Porto di Sabaudia che contesta al chiosco assegnato al personaggio del direttivo di Forza Italia e ad un’altra attività sul lungomare l’assenza del parere dell’ente Parco de Circeo e, di conseguenza, l’impossibilità di esercitare il noleggio delle attrezzature balneari. Secci rassicura il collega di partito: “Domani chiamiamo noi la Capitaneria di Porto, non ti preoccupare”. Commentando con un geometra del Comune di Sabaudia, Secci definisce “ridicoli” gli interventi della Capitaneria di Porto e della Guardia di Finanza di Sabaudia che stava partecipando alle operazioni. Non pago, Secci invita il sindaco Mosca a convocare il comandante della Capitaneria di Porto. È lo stesso Mosca a dirgli: “Sì, lo sentiamo”.

Secondo la Procura, esistono gravi indizi di colpevolezza per il vicesindaco Giovanni Secci il quale utilizzando sul suo ruolo avrebbe orientato i responsabili degli uffici di riferimento per predisporre un bando ad hoc che soddisfacesse soggetti privati a lui vicini; senza contare che ha compulsato il Sindaco Mosca per raggiungere i suoi scopi.

Secci, spiega il sostituto procurato Giuseppe Miliano, nella sua richiesta di arresto ai domiciliari, “risulta denunciato per reati che evidenziano la sua capacità penetrativa all’interno degli uffici pubblici per soddisfare posizioni privatistiche relative a soggetti a lui legati da interessi di varia natura, dettando di fatto, le regole del gioco, conseguendo ingiusti vantaggi attraverso il rilascio di atti e provvedimenti amministrativi frutto della sua ingerenza.

Articolo precedente

CHIOSCHI MAFIOSI, L’EX ASSESSORE: “CAPII CHE A LATINA NON ERA CAMBIATO NIENTE”

Articolo successivo

NASCE L’ACCADEMIA REGIONALE DI POLIZIA LOCALE DEL LAZIO

Ultime da Focus