PORTA NAPOLETANA, LE MINACCE E GLI INSULTI A TERRACINA: “T’APPICCIAM ‘O LOCALE”

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Non solo camorra, pressioni e un consigliere comunale “asservito” al clan Licciardi, nell’inchiesta “Porta Napoletana spunta una storia esemplificativa di un certo clima che si respira a Terracina

Cristofaro, Pasquale e Vincenzo Pariota, insieme a Iolanda Iavarone, una famiglia campana trapiantata a Terracina, è solo indagata nella rilevante inchiesta dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina, coordinati dalla DDA di Roma.

Eppure la contestazione, all’origine, è gravissima: una estorsione con metodo mafioso che sarebbe stata commessa a ottobre 2019 “perché – come recita il capo d’imputazione -, per conseguire un profitto, dopo avere festeggiato presso la ludoteca “Fantasylandia” il compleanno di un familiare, con violenza e minaccia avrebbero costretto i titolari a non pretendere il pagamento del conto, ammontante a circa 500 euro”. Tutto, però, si risolverà con un nulla di fatto, così come stabilito dal Gip del Tribunale di Roma, Maria Gaspari.

Iolanda Iavarone avrebbe detto alla titolare che a Terracina comandavano loro, arrivando persino a schiaffeggiarla così da farla cadere a terra. I tre Pariota, invece, arrivarono a picchiare il titolare di “Fatansylandia”, causandogli un trauma facciale e al torace, con una prognosi di 10 giorni. I due titolari furono minacciati per distogliere loro dalla possibilità di fare denuncia. I quattro indagati si sarebbero vantati di far parte della famiglia campana “I Magisti”, vicina a clan di camorra e originaria di Secondigliano.

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Peraltro, lo stesso titolare di “Fatansylandia” sarebbe stato denunciato da Iavarone per lesioni. Un procedimento finito con un doversi procedere per mancanza di querela. Alla festa dei Pariota, il 4 ottobre di sei anni fa, ci sono 50 invitati che, secondo quanto riferito dai gestori, avevano tenuto comportamenti molesti fumando in sala, gettando a terra piatti e bicchieri e urlando continuamente. Tutti atteggiamenti ripresi dai titolari che per tutti risposta ricevevano senza complimenti di non farsi “i cazzi nostri”. A Terracina, comandavano loro, dicono più volte i Pariota.

Quando la moglie del titolare prepara la ricevuta di pagamento e la porge a una famigliare dei Pariota, Maria, quest’ultima urlando le dice che non avrebbe pagato e che deve informarsi su chi fosse. Il “lei non chi sono io” italico, però in salsa camorristica, secondo gli inquirenti. Al contempo Iolanda Iavarone, la figlia di Maria Pariota, si avvicina e molla uno schiaffone in viso alla moglie del titolare, facendola cadere a terra. Non paghi, la parte maschile della famiglia dei Pariota aggredisce e picchia il titolare: 10 giorni di prognosi, come recita il referto del Pronto Soccorso.

Il marito viene picchiato perché, vedendo lo schiaffo ricevuto dalla moglie, invita la famiglia ad uscire dal locale. Succede l’irreparabile, il titolare viene bloccato dall’uomo più grande e da uno dei suoi figli, mentre l’altro figlio, quello con i capelli e la barba rossa, lo prende a pugni sul viso e sul petto nonostante chiedesse loro di desistere in quanto portatore di pacemaker.


Andandosene, i Pariota dicono: “Prova a fare la denuncia e vedi cosa succede”. Accaduto l’episodio di protervia, arrivano i Carabinieri ed il 118 e accompagnano al pronto soccorso di Terracina il titolare che precisa di come il conto si aggirasse sui 350 euro e alla fine non era stato pagato. Lo stesso titolare spiega di non aver presentato denuncia per paura, che all’epoca non sapeva chi fossero i suoi aggressori e che solo in seguito aveva saputo che erano persone con cui era meglio non avere a che fare.

Anche la moglie del titolare aggredita e un’amica presente sul posto confermano l’aggressione. La donna più anziana della famiglia Pariota – viene ricostruito – aveva proposto un saldo di 40/50 euro stabilendo lei il prezzo, in forza della sua posizione di comando. La moglie del titolare spiega agli investigatori dell’Arma che lei aveva insistito nel chiedere il pagamento e a quel punto si erano uniti altri parenti della donna da cui aveva ricevuto un violento schiaffo in volto. Appena rialzata, aveva cercato di farli uscire e chiamare i carabinieri, ma quelli avevano iniziato a spingere la porta, minacciandola che se avesse chiamato i carabinieri le avrebbero bruciato il locale dicendole in napoletano: “T’appicciamm o’locale seguito da: “co’ a bionda dentro“. Successivamente avevano aggredito il marito e poco prima di andarsene un altro della famiglia si era avvicinato alla moglie del titolare e, riferendosi al marito, aveva detto alla donna: “Te lo ammazzo“.

Una versione smentita da Iolanda Iavarone che, invece, spiega di essere stata spintonata a terra dal titolare del locale, facendola cadere a terra tanto da riportare lesioni all’occhio. Alla base del litigio la circostanza per cui il titolare dei “Fantasylandia” aveva spento le luci lasciando gli invitati alla festa al buio.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, Maria Gaspari, conclude “la prova dichiarativa in ordine all’ipotizzato mancato pagamento della somma pattuita (peraltro mai riferita nella misura di 500 euro) mediante minacce e violenze è del tutto carente e contraddetta dalla ricevute di pagamento prodotte dalla stessa titolare”. Secondo il gip, “rimangono indubbiamente le ingiurie e le minacce, “di cui, però, la prova della modalità mafiosa, che le renderebbe procedibili d’ufficio, è del tutto insufficiente, considerato che i dichiaranti non ne hanno affatto parlato quando sono stati escussi nell’immediatezza dei fatti, asserendo peraltro che, all’epoca, neppure sapevano chi fossero i Pariota”. Ecco perché “ne consegue che le minacce e le lesioni, in difetto di querela, non sono procedibili”.

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