INCHIESTA SECCI E MOZIONE RESPINTA, PD: “IL SINDACO DI SABAUDIA COME MACHIAVELLI”

“A seguito del Consiglio Comunale di ieri emergono diversi elementi critici, in particolare le tensioni interne alla maggioranza e la confusione politica emersa nel dibattito.

Il Consiglio si è aperto con la dichiarazione di fuoriuscita dal gruppo consiliare Città Nuova dell’ex capogruppo Gallucci, senza però esplicitarne le motivazioni o le intenzioni future. Un’uscita che ha lasciato molti interrogativi aperti. Ma non è stato l’unico colpo di scena della serata: il Consigliere Mincarelli, quasi in estasi per il nuovo ruolo di capogruppo, non si è minimamente accorto che la sua stessa maggioranza lo ha isolato. Un dettaglio di poco conto, d’altronde, per chi crede che l’importante sia l’etichetta e non il peso politico effettivo.

Il punto centrale del Consiglio ha riguardato la mozione della minoranza, che chiedeva alla Giunta e al Sindaco su due piani distinti:

1) La costituzione di parte civile nel procedimento penale in corso, coerentemente con le precedenti dichiarazioni del sindaco, per difendere gli interessi collettivi del Comune di Sabaudia in relazione ai presunti reati di abusivismo edilizio in un’area di particolare valore ambientale.

2) La valutazione circa la vicenda del vice-sindaco con il ruolo ricoperto, a causa di un potenziale conflitto di interessi tra la sua attività professionale e le deleghe amministrative a lui conferite al fine di garantire coerenza, trasparenza e buon andamento dell’attività dell’ente.

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Qui la maggioranza ha dato il meglio di sé, riuscendo nell’impresa di non affrontare nessuna delle questioni poste. Anzi, ha completamente travisato l’oggetto della discussione. Invece di entrare nel merito della mozione, distinguendo tra i due temi sollevati, ha spostato il dibattito su un piano esclusivamente difensivo, concentrandosi sugli aspetti processuali legati al vice-sindaco e sulle indagini in corso. Una scelta che ha portato a un paradosso politico tragicomico: è stata la stessa maggioranza a introdurre e approfondire il tema della posizione processuale del vice-sindaco, quando la minoranza non ne aveva fatto oggetto della mozione. Praticamente un autogol, se fossimo in una partita di calcio (ma forse, considerata la gestione, sarebbe meglio parlare di una partita di dilettanti allo sbaraglio).

La mozione, legittima, toccava un tema di interesse collettivo: la tutela del territorio e il ruolo del Comune nella difesa della legalità urbanistica. La scelta della maggioranza di concentrare il dibattito solo sulla difesa del vice-sindaco ha evitato il confronto su un punto fondamentale: perché l’amministrazione, che in passato ha espresso la volontà di costituirsi parte civile in casi di abusivismo edilizio, in questo specifico caso non ha ritenuto di farlo? Il sindaco con il suo intervento ha dimostrato un doppio pesismo a geometria variabile, facendo un distinguo tra cittadini di serie A e di serie B, e andando di conseguenza contro se stesso. Ma si sa, a Sabaudia le logiche sono tutte particolari.

E poi c’è la questione del vice-sindaco. In un paese normale, ripetiamo normale, chiunque si trovasse in una situazione di potenziale conflitto di interessi si farebbe da parte per garantire l’imparzialità dell’azione politico-amministrativa. Ma a Sabaudia non funziona così: qui ci si arrocca, si finge che il problema non esista e si spera che la tempesta passi. Perché preoccuparsi dell’etica e della trasparenza quando si può semplicemente far finta di nulla?

Quello che è emerso dal Consiglio Comunale è un’immagine di una maggioranza in difficoltà, incapace di rispondere nel merito e di distinguere tra i vari aspetti trattati. Preferendo una difesa d’ufficio, evitando di affrontare il tema principale, ha paradossalmente enfatizzato la posizione processuale del proprio esponente, rendendola il centro del dibattito.

Alla luce di quanto accaduto, sarà interessante vedere se prenderanno coscienza delle responsabilità assunte e monitorarne gli sviluppi. Ma non c’è da farsi illusioni: la tendenza alla negazione della realtà sembra essere l’unico vero tratto distintivo di questa amministrazione.

Risulta però inaccettabile che, di fronte a richieste di trasparenza e tutela dell’interesse pubblico, il sindaco abbia scelto di liquidare il dibattito accusando la minoranza di “fare terrorismo psicologico”. 

Un’affermazione grave e fuori luogo, che dimostra la volontà di sfuggire al confronto politico e atteggiamento di chiusura verso qualsiasi richiesta di chiarezza. La ricerca della verità e della legalità non può essere ridotta a una strumentalizzazione politica: chi governa ha il dovere di rispondere nel merito, non di attaccare chi solleva questioni legittime.

Insomma, un Consiglio Comunale che, nelle intenzioni della maggioranza, doveva servire a chiudere ogni polemica si è trasformato in una farsa politica. Il problema non è più solo il conflitto di interessi o la mancata costituzione di parte civile, ma un’amministrazione che naviga a vista, in preda a una confusione sempre più evidente. Difatti, rimasta da sola in aula dopo che la minoranza aveva manifestato chiaramente la propria posizione, la maggioranza ha proceduto autonomamente al ritiro dell’ultimo punto all’ordine del giorno. Incapace perfino di sostenere e approvare i provvedimenti proposti dall’assessorato, ha preferito sottrarsi alla responsabilità di una decisione, evidenziando così l’incertezza e la fragilità della propria condotta. Dunque Mosca come Machiavelli: (il fine giustifica i mezzi), ma in un paese normale la legge deve essere uguale per tutti”.

Così, in una nota, il Partito Democratico di Sabaudia.

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