Pestati a Cori ad aprile 2023: ridotta una condanna per uno dei due uomini giudicati col rito abbreviato davanti al Gip di Latina
La Corte d’Appello di Roma ha confermato le condanna a carico del 43enne Luigi Sinibaldi, difeso dall’avvocato Alfredo Frateschi, e ridotto quella nei confronti del 22enne Alex Fracassa, assistito dagli avvocato Gaetano Marino e Massimo Frisetti. I due uomini erano stati condannati per una violenta aggressione consumata a Cori ad aprile 2023. I giudici di secondo grado hanno quindi confermato la pena a 6 anni e 8 mesi per Sinibaldi e ridotto da 4 anni a 4 mesi a 3 anni per Fracassa.
Ad aprile scorso, era arrivata la sentenza da parte del giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, che aveva condannato i due uomini, col rito abbreviato. Il Pubblico Ministero Simona Gentile aveva chiesto per Sinibaldi 8 anni di reclusione, mentre per Fracassa 4 anni e 10 mesi.
A maggio 2023, il più giovane (sottoposto agli obblighi di firma) si era avvalso della facoltà di non rispondere, mentre l’altro (agli arresti domiciliari), aveva dichiarato al giudice per le indagini preliminare, Giuseppe Molfese, nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, di essersi difeso da un’aggressione e di aver messo mano così a una mazza da baseball e a una bottiglia.
Questo fu l’esito dell’interrogatorio a cui furono sottoposti i due uomini in giudizio per aver aggredito due uomini di circa 40 anni a Cori ad aprile 2023. Si era verificato, infatti, esattamente il 17 aprile del 2023, nel tardo pomeriggio, il pesante pestaggio a bastonate. Due uomini furono aggrediti violentemente nei pressi di Porta Romana. Pesante il bilancio per entrambi che furono trasportati all’ospedale di Latina in seguito ai colpi ricevuti con mazze da baseball e bottiglie di vetro scagliate con forza persino contro la testa. Il più grave riportò sei costole fratturate, un polmone perforato e varie ferite sul volto.
Scappati dagli aggressori, i feriti si erano rifugiati in un parcheggio, per essere soccorsi prima da alcuni cittadini che passavano di lì e poi dagli operatori sanitari che, considerate le condizioni dei due, avevano disposto il ricovero.
Il caso, preso subito in carico dagli agenti del Commissariato di Polizia di Cisterna di Latina, arrivò a una svolta dal momento che i due aggressori – il 43enne e il 22enne del luogo, il primo dei quali con precedenti per spaccio di droga e rapina – furono raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari disposta dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina.
L’accusa grave del tentato omicidio, in ragione del fatto che uno dei due aggrediti aveva riportato ferite molto rilevanti e una prognosi riservata. Peraltro uno dei due aggrediti, che ha ricevuto una prognosi di 30 giorni, è cugino del 43enne aggressore. L’altro 40enne aggredito aveva invece rischiato di morire, riportando un polmone perforato per le botte ricevute e diverse ferite al volto e anche fratture al naso, alla mandibola e alle costole.
“I due aggressori – si leggeva in una nota della Questura di Latina – si erano presentati a casa delle vittime armati di mazze da baseball con le quali li avevano percossi violentemente, tanto che una delle due parti offese aveva riportato gravi ferite al capo, con copiosa fuoriuscita di sangue, e per tale motivo trasportato in codice rosso tramite 118 presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Santa Maria Goretti di Latina, ove veniva successivamente ricoverato nel reparto di Terapia Intensiva. L’atra parte offesa, invece, veniva ricoverata presso l’Ospedale di Velletri. Al termine dell’attività d’indagine – conclude la nota – la Procura di Latina richiedeva al competente Ufficio G.I.P., l’emissione delle Misure eseguite, in ordine al reato di tentato omicidio”.
Sulle cause del litigio gli investigatori avevano cercato di scavare e fare luce perché, al momento dell’arresto, non erano chiare le ragioni che avevano mosso i due uomini a un’azione così violenta. A rimetterci di più sarebbe stato proprio chi avrebbe dovuto dei soldi agli aggressori: l’uomo, a cui fu data la prognosi riservata, per il quale anche l’amico, intervenuto a difenderlo, aveva subito la violenta aggressione.