Spara dal terrazzo di casa per festeggiare il Capodanno ad Aprilia: dichiarato inammissibile il ricorso presentato in Cassazione
Diventa definitiva la pena patteggiata a 1 anno e 2 mesi per l’albanese Romario Cuni, 31 anni, condannato per aver esploso, nella notte di Capodanno 2025, durante i festeggiamenti, alcuni colpi di arma da fuoco dal terrazzo di un condominio, filmando tutta la scena e pubblicando i video sui social. Tutto era accaduto nella città di Aprilia, dove la polizia aveva denunciato in stato di libertà il 31enne albanese.
L’uomo è stato condannato “per avere portato in pubblico, sul terrazzo del condominio, una carabina, per avere sparato con essa dei colpi, per avere omesso di custodire con la dovuta diligenza tale arma
ed altre armi da fuoco, e per avere omesso di denunciare il trasferimento della carabina e di una pistola da un indirizzo ad un altro del Comune di Aprilia”.
Gli agenti di polizia del commissariato di Cisterna e gli investigatori della Squadra Mobile avevano acquisito e consultato il filmato che era online e avevano poi operato un confronto dei luoghi che comparivano nel video con le immagini di Google Earth, riuscendo così a individuare il quartiere e l’indirizzo preciso e a risalire al responsabile degli spari.
La perquisizione dell’abitazione aveva dato esito positivo. All’interno dell’appartamento erano state rinvenute diverse armi, regolarmente denunciate, mentre nella spazzatura erano stati trovati bossoli dei colpi esplosi, a conferma di quanto emerso dal video. Alcune delle armi scoperte dagli agenti erano nascoste all’interno di un armadio, custodite senza cautele e senza alcun tipo di chiusura di sicurezza che ne avesse potuto impedire la facile disponibilità.
L’uomo era stato quindi denunciato per aver sparato dal terrazzo del condominio, per omessa denuncia e per omessa custodia. Tutto il materiale era stato dunque posto sotto sequestro e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Lo scorso 26 gennaio, a distanza di oltre un anno dai fatti, Cuni, difeso dall’avvocato Alessia Vita, si era visto accogliere il patteggiamento a 1 anno e 2 mesi dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario.
Contro la sentenza, Cuni ha presentato ricorso che, però, è stato dichiarato inammissibile dalla Cassazione, come chiesto dal procuratore generale. “In tema di patteggiamento – spiegano gli ermellini – è inammissibile il ricorso per cassazione avverso la sentenza applicativa della pena con cui si deduca il vizio di violazione di legge per la mancata verifica dell’insussistenza di cause di proscioglimento”, in quanto l’articolo “introdotto dalla legge 23 giugno 2017 n. 103, limita l’impugnabilità della pronuncia alle sole ipotesi di violazione di legge in esso tassativamente indicate”.
