Salvatore La Penna, consigliere regionale setino del PD

LA CHIUSURA NOTTURNA DEI PPI COPERTA DALLA PROPAGANDA DI LA PENNA

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Nel Decreto del Commissario ad Acta Nicola Zingaretti n.303 del 25 luglio 2019, pubblicato il 13 agosto nel Bollettino Ufficiale della Regione n.65, è contenuto il Piano di rientro della spesa sanitaria, denominato “Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio Sanitario Regionale 2019-2021“. Cosa si dice a proposito dei Punti di Primo Intervento (PPI) della nostra Regione, ormai rimasti in 11 di cui 7 nella nostra Provincia?

DALL’EMERGENZA ALL’ASSISTENZA PRIMARIA

A pagina 35 par. 7.1.3. (Trasformazione dei Punti di Primo Intervento) si stabilisce che i PPI dovranno essere trasformati in Punti di erogazione di assistenza primaria e che i soggetti coinvolti nella rimodulazione saranno la Regione, Ares 118 e l’ASL. Cosa si intende per Punti di erogazione di assistenza Primaria (PAP)? Semplicemente dei Punti in cui l’assistenza medica sarà offerta da Medici di Medicina Generale (MMG).

L’INCOGNITA DELLA FORMAZIONE E DEGLI ATTESTATI DEI MEDICI

Mettiamo da parte i “codici bianchi” che già per definizione non dovrebbero recarsi presso le Unità di Emergenza/Urgenza, ma semmai da MMG e da specialisti. Ma questi MMG avranno la formazione necessaria per fornire cure quanto meno ai “codici verdi”? L’Ordine dei Medici di Latina presieduto da Giovanni Maria Righetti ha più volte chiesto che i Medici operativi all’interno dei PPI, e non solo all’interno dei Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (DEA) e dei Pronto Soccorso (PS), ricevessero la formazione necessaria e conseguissero attestati specifici di medicina di emergenza, ma come il Direttore Generale dell’ASL di Latina Giorgio Casati intenda sopperire a questa carenza è tutto da vedere.

Il Presidente dell’Ordine dei Medici di Latina Giovanni Maria Righetti

MEDICI PRECARI CHE LASCERANNO IL POSTO

Del resto basta andare sul sito del Ministero della Salute (vedi qui) per rendersi conto che quando si menziona l’assistenza primaria si fa esclusivo riferimento all’assistenza della medicina di base e non all’assistenza ospedaliera. E i medici attualmente in forza nei PPI? Sono per lo più medici con contratti semestrali ai quali non resterà che far posto ai propri colleghi di medicina generale.

PERSONALE INFERMIERISTICO

All’interno dei futuri PAP gli MMG saranno affiancati da personale infermieristico? Certo, resta da capire però se saranno affiancati dagli attuali infermieri in forza nei PPI, tutto personale ospedaliero con contratto a tempo indeterminato e non dell’ASL (difficilmente inquadrabile nelle future unità, i PAP, di carattere invece distrettuale), oppure supportati da paramedici provenienti dall’Azienda di Casati. Se quest’ultima fosse l’opzione allora gli attuali infermieri presenti nei PPI prenderebbero la via del DEA/PS di riferimento (Latina, Terracina o Formia). Qualora invece si verificasse la prima ipotesi gli infermieri ospedalieri per un 50% dell’orario, quello per intenderci attualmente destinato ai turni notturni presso il PPI, si vedrebbero assegnare comunque altre mansioni: attività presso la Casa della Salute laddove è presente o altro.

CHIUSURA NOTTURNA

Dalle 20.00 alle 8.00 i PAP saranno infatti chiusi e i compiti di assistenza primaria saranno svolti dalle Continuità Assistenziali (ex guardia medica) per quanto concerne i codici bianchi, mentre i codici verdi, gialli e rossi saranno soccorsi da Ambulanze Medicalizzate 118 (con medico a bordo). L’orario di apertura dei nuovi Punti di Assistenza Primaria sarà però un aspetto disciplinato nel Piano di rimodulazione dei PPI per l’anno 2020 che spetterà all’ASL di Casati adottare. È presumibile che i codici verdi possano essere accolti e dimessi all’interno della stessa medicalizzata, mentre per i gialli e i rossi si renda necessario il trasporto d’urgenza verso il più vicino DEA o PS. Latina per Cisterna, Cori e Sezze, Terracina per Priverno e Sabaudia, Formia per Gaeta e Minturno. Per tale ragione il Piano menziona ARES 118 come secondo attore coinvolto nella riorganizzazione dei PPI.

ARES OBBLIGATA AD ESTERNALIZZARE

Il problema à che ARES 118 non ha né mezzi propri (ambulanze) né personale medico e infermieristico da impiegare presso i Punti di Primo Intervento. Di conseguenza l’Azienda Regionale per l’Emergenza Sanitaria dovrà per l’ennesima volta procedere a indire a gara pubblica mediante bando a favore dei privati. I privati saranno in grado di offrire un adeguato servizio attraverso le ambulanze con medico a bordo? È tutto da verificare, ma l’esperienza pugliese all’indomani della chiusura di decine di PPI non lascia presagire nulla di buono. Quanto al coordinamento tra PAP e ambulanze medicalizzate sarà un apposito protocollo tra ASL e ARES a regolare la distribuzione dei compiti e delle funzioni. Redigere un documento e sottoscriverlo non è complicato, ma renderlo applicabile è un altro paio di maniche.

NULLA DI NUOVO RISPETTO AGLI ATTI PRECEDENTI

Se si va ad analizzare il DCA 303 non si trova nulla di nuovo rispetto al DCA sempre di Zingaretti n.257 del 5 luglio 2017. Il 257 semmai è molto più dettagliato, per quanto non totalmente chiaro in ogni sua parte, e a sua volta richiama il Decreto interministeriale n.70 tra Ministero della Salute e quello dell’Economia del 2 aprile 2015 (Regolamento recante definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all’assistenza ospedaliera) che fissa la soglia dei 6mila accessi annui al di sotto dei quali i PPI avrebbero dovuto essere convertiti in postazioni territoriali del 118, mentre al di sopra dei 6mila la responsabilità clinica ed organizzativa sarebbe ricaduta sul DEA di riferimento. E cosa ha deciso la Regione Lazio di Zingaretti? Di trasformarli tutti in PAT/PAP. Inoltre il Decreto Interministeriale 70 è lo stesso testo sottoscritto il 5 agosto 2014 con l’Atto d’Intesa n.98 all’interno della Conferenza Stato Regioni. E chi rappresentava allora la Regione? Sempre Zingaretti.

I DATI STATISTICI DI CASATI E ZINGARETTI

Il 30 novembre 2018 quando le delegazioni dei Comitati, al termine della manifestazione coi sindaci dei 7 comuni pontini, furono ricevute presso l’ufficio della Direzione generale, Casati ebbe a dire che avrebbe atteso i numeri degli accessi notturni dei PPI prima di prendere una decisione sulla transizione o meno dall’h24 all’h12. Alla Regione però i dati statistici non interessano molto dal momento che ha deliberato la trasformazione in piena estate (con pubblicazione due giorni prima di ferragosto) senza neppure disporre dei dati complessivi (diurni e notturni) relativi al primo trimestre del 2019 di Gaeta, Priverno, Sabaudia e Sezze. La confusione a pag. 35 del Piano sui numeri relativi ai Presidi pontini, prendendo come riferimento basi temporali differenti a seconda del Comune, è qualcosa davvero di inenarrabile.  

OGNI AGOSTO LO STESSO POST DI LA PENNA

Appena due giorni fa il consigliere regionale PD Salvatore La Penna dal suo profilo Facebook ci informa che la mattina del 5 settembre l’assessore alla Sanità e all’integrazione socio-sanitaria Alessio D’Amato incontrerà i sette sindaci dei Comuni sede di PPI. Per informarli di cosa? Che i PPI chiuderanno di notte? Sempre nel post, La Penna riporta: … la Regione Lazio è ora nelle condizioni di aprire una fase nuova di investimenti sulle strutture sanitarie e sul personale affinché possa rafforzarsi l’offerta sociosanitaria territoriale“.

Post su Facebook di Salvatore La Penna del 14 agosto 2019

Esattamente le stesse parole furono utilizzate in un’intervista a “latina Quotidiano.it” il 22 agosto dello scorso anno: “…da parte di tutti il livelli istituzionali vi è l’impegno a far sì che ci sia un potenziamento dell’offerta sanitaria nel nostro territorio e nessuno smantellamento di servizi. Ciò vale per Sezze e per tutti gli altri Punti di Primo Intervento della Provincia di Latina, ben 7 sui 13 di tutto il Lazio”. Peccato che nel frattempo i PPI non siano più 13, ma 11: anche quello di Palombara Sabina ha chiuso lo scorso giugno, mentre quello di Magliano Sabina, conteggiato negli undici, rimane aperto solo di giorno.

Punto di Primo Intervento di Ronciglione (VT), prima chiuso agli inizi di gennaio di quest’anno e poi riaperto due mesi dopo.

IL CASO DI LADISPOLI

Esiste una via di scampo alla chiusura notturna? Certamente se si segue il modello dell’ASL Roma 4 dove il PPI di Ladispoli, inserito all’interno della Casa della Salute come quello di Sezze e di Priverno, dopo aver registrato più di 12mila accessi nel 2018, verrà sì convertito in Punto di erogazione di Assistenza Primaria, ma rimarrà aperto per tutte e 24 le ore. Se il Direttore generale dell’ASL di Latina vuole seguire il modello Ladispoli può farlo, sembrerebbe essere tuttavia la sua forma mentis ad impedirglielo. 

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