URBANISTICA, PUNTO DOLENTE PER COLETTA

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Urbanistica a Latina
L'area urbanistica dove dovrebbero sorgere le strutture commerciali previste dalla variante in Q3

Sono ormai parecchie settimane che si parla di urbanistica, in particolare della delibera n. 457 del 28/12/2018 adottata dalla Giunta comunale di Latina e riguardante il piano particolareggiato Q3, con la quale si consente la costruzione di un probabile centro commerciale (o al limite anche di una discoteca) nei pressi di Via del Lido in prossimità dell’Hotel Garden.

I mezzi di informazione ci hanno abbondantemente ragguagliato sulla vicenda che ha destato l’interessamento anche della Procura della Repubblica di Latina e in ragione della quale sta svolgendo indagini in merito.

Considerato che ormai la questione è stata ampiamente sviscerata, tra l’altro anche in due apposite sedute delle Commissioni consiliari Trasparenza e Urbanistica, è probabilmente il momento più opportuno per fare alcune riflessioni sulla politica urbanistica dell’attuale amministrazione comunale di Latina.

URBANISTICA: PASSATO E PRESENTE  

damiano colettaPer correttezza e completezza è giusto ricordare che Damiano Coletta e la sua maggioranza sono partiti con un gravoso handicap derivante dalla sciagurate scelte dell’amministrazione  Zaccheo che ha prodotto varianti su varianti al di fuori di ogni pianificazione generale.

Una sorta di urbanistica spacchettata che, condita successivamente dall’insipienza di Di Giorgi e dall’ingordigia di Forza Italia, ha generato anche vicende giudiziarie di carattere penale (affaire Malvaso e processo Olimpia su tutte).

In definitiva l’attuale amministrazione si è insediata avendo davanti a sé uno sfascio urbanistico prodotto tra l’altro solo attraverso delibere di Giunta senza mai un passaggio in Consiglio comunale, il cui Presidente dell’epoca Nicola Calandrini, allora Forza Italia ora Fratelli d’Italia, non ha mai alzato un dito o detto alcunché sulla spoliazione delle prerogative consiliari.

Ciò premesso, è ormai trascorso un tempo più che sufficiente dall’insediamento di Coletta (oltre due anni e mezzo) per parlare del presente e non più del passato.

La politica urbanistica è probabilmente il segno maggiormente distintivo di una amministrazione. Infatti le scelte che si compiono sono destinate ad avere rilevanti effetti sulle generazioni future disegnando il luogo e i luoghi in cui esse vivranno.

Ebbene, fino alla delibera del 28 dicembre scorso l’attuale amministrazione è sembrata molto passiva, quasi impalpabile.

Ora, con la citata delibera il giudizio non può che peggiorare.

UNA SCELTA SENZA MOTIVI

Al di là di tutti i tecnicismi che ci sono stati ampiamente spiegati dai mezzi di informazione, anche con dovizia di particolari, la questione è molto semplice.

Procura della Repubblica di Latina
Procura della Repubblica di Latina

In un’area destinata ad attrezzature turistiche è adesso possibile costruire un edificio destinato a centro commerciale della superficie coperta complessiva di circa mq 5.561,33 con un volume da realizzare pari a mc. 25.311,46 ed un’altezza di circa mt. 10,63.

Ovviamente si tratta di una scelta, fino a prova contraria, assolutamente legittima da parte di chi governa una città, lasciando da parte gli eventuali aspetti di rilevanza penale.

Ecco, il punto è proprio questo.

Perché è stata fatta questa scelta?

Da quale tipo di pianificazione generale deriva?

Si è tenuto conto della presenza di altri centri commerciali nelle vicinanze?

Ma soprattutto deve essere evidenziato che la scelta adottata è in palese contrasto con quanto affermato da LBC in campagna elettorale, durante la quale il motivo conduttore è stato: no alla cementificazione, no al consumo del suolo.

Non solo, la modalità con le quali si è pervenuti alla decisione sono caratterizzate da poca trasparenza.   

UNA DELIBERA INGANNEVOLE

La prima questione in ordine alla mancata trasparenza è proprio la stessa che ha caratterizzato il periodo Zaccheo/Di Giorgi: scelta adottata con delibera di Giunta e non in Consiglio comunale.

Commissione Trasparenza comune di Latina
Un momento della Commissione Trasparenza al Comune di Latina tenutasi l’11 gennaio scorso. Quella fu la prima volta che si discuteva della delibera Q3, in seguito alle rivelazioni della stampa. Nell’occasione l’assessore all’Urbanistica Castaldo fu incalzato dalle opposizioni riguardo alla delibera Q3.

Non è il caso di addentrarsi sull’aspetto prettamente giuridico della obbligatorietà o meno nel caso in esame del passaggio in Consiglio comunale; certo è che visti i precedenti sarebbe stato un bel segnale sottoporre la delibera in questione all’approvazione del Consiglio comunale previo esame della Commissione Urbanistica.

C’è un altro aspetto probabilmente ancora più importane e riguarda il contenuto della delibera, vale a dire il modo in cui viene esposta la vicenda.

Si ha l’impressione di una tavola apparecchiata al meglio per cercare di fare bella figura, non curandosi però di far capire per bene il menu che si intende somministrare.

La narrazione parte da una istanza presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive da parte di una società per la “realizzazione di un edificio con destinazione commerciale in via del Lido angolo via Faggiana” (ndr: in realtà, particolare marginale, è un’altra la via).

Nel prosieguo il lettore che si cimenta con la delibera capisce (o meglio è indotto a capire) quanto segue:

  • l’area in questione è destinata ad “attrezzature turistiche con vincolo di destinazione alberghiera”;
  • il vincolo di destinazione alberghiera era stato inserito a suo tempo perché necessario per l’ottenimento da parte del proprietario del lotto di un mutuo (Sezione Autonoma per l’esercizio del Credito Alberghiero);
  • il mutuo è stato estinto per cui il vincolo di destinazione alberghiera può essere rimosso, visto anche il nulla osta rilasciato in proposito dalla Regione Lazio;
  • l’area può quindi tornare ad essere classificata “attrezzature turistiche” (senza vincolo di destinazione alberghiera);
  • una volta rimosso il vincolo in questione, l’istanza presentata allo Sportello Unico per le Attività Produttive per la realizzazione di un edificio con destinazione commerciale può essere accolta.

Insomma, leggendo la delibera sembra che la rimozione del vincolo di destinazione alberghiera (atto quasi dovuto vista l’estinzione del mutuo) sia l’unica condizione da soddisfare per la realizzazione del centro commerciale.

NON È COSÌ

Come è stato ben evidenziato dai mezzi di informazione, il vincolo di destinazione alberghiera non è un vincolo urbanistico, ma semplicemente un vincolo economico-amministrativo necessario per l’ottenimento del mutuo.

Ne consegue che tutta la rilevanza attribuita nell’atto deliberativo all’aspetto del vincolo di destinazione alberghiera è fuorviante se non addirittura ingannevole.

Quello che non vediamo scritto nella delibera è come si può coniugare la realizzazione di un grande centro commerciale con la destinazione dell’area ad attrezzature turistiche.

Invero, la classificazione “attrezzature turistiche” consente anche la realizzazione di locali per il commercio, ma è evidente che questi ultimi devono essere complementari all’insediamento di attrezzature turistiche e non sostituirsi completamente alle stesse.

In conclusione, la netta percezione è che ci si trovi di fronte ad una vera e propria variante sostanziale al piano particolareggiato Q3 declinata in delibera in modo da camuffarla.

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